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Tumore del colon-retto: un virus tra le possibili cause?

Il progetto di Elena Torreggiani punta a chiarire in che modo il Poliomavirus JC possa favorire l’insorgenza dei tumori colorettali e con quali meccanismi l’infezione si diffonda nella mucosa

Il cancro del colon-retto è il secondo tumore per incidenza e mortalità nel mondo: in Italia colpisce 53 mila persone all’anno, con un tasso medio di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi intorno al 62-66%. Accanto alla mutazione di geni che normalmente tengono a freno l’eccessiva proliferazione delle cellule della mucosa intestinale, i tumori del colon-retto possono essere favoriti da fattori di rischio come un’alimentazione troppo ricca di carni rosse o uno squilibrio nella flora che ogni giorno contribuisce a mantenere lo stato di salute dell’intestino.

Diversi studi hanno recentemente suggerito che un’ulteriore fattore di rischio possa essere rappresentato dal Poliomavirus umano JC (JCPyV). Si tratta di un virus molto comune, che però in casi rari e nei soggetti con una debilitazione del sistema immunitario (come chi ha ricevuto un trapianto o chi ha contratto l’Aids) può causare gravi danni a carico del cervello. Ultimamente alcune ricerche suggeriscono che il virus JCPyV possa in alcuni casi favorire anche il tumore del colon-retto, anche se i meccanismi coinvolti devono essere ancora chiariti: proprio di questo si occupa Elena Torreggiani, che grazie a una borsa di Fondazione Umberto Veronesi lavora all’Università di Ferrara.

 

Elena, puoi svelarci qualche dettaglio in più del tuo progetto di ricerca?

«Il mio obiettivo è comprendere qual è l’eventuale ruolo di JCPyV nell’insorgenza del cancro del colon-retto, facendo luce sui processi molecolari che portano dall’infezione allo scatenarsi del tumore. Dati scientifici mostrano che alcuni virus umani sono in grado di indurre le cellule infettate a emettere, nel tessuto circostante, piccole “bolle” chiamate esosomi: queste rappresentano un efficiente sistema per veicolare Dna, proteine e altre molecole tra le diverse cellule, e possono quindi anche contribuire a diffondere il virus ed eludere il sistema immunitario. L’obiettivo del mio progetto è verificare l’eventuale coinvolgimento degli esosomi nel mediare l’infezione di JCPyV in questa patologia». 

 

In che modo i tuoi risultati potrebbero essere utili nella conoscenza e nel trattamento del tumore al colon-retto?

«I risultati potranno fare chiarezza riguardo il ruolo del virus, ed eventualmente consentiranno di proporre gli esosomi come biomarcatori o bersagli terapeutici per lo sviluppo di trattamenti innovativi contro questo tipo di tumore».

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