Metà medico, metà ricercatore. «Francesco è stato una delle prime figure in grado di incarnare la doppia anima: era vicino al letto dei pazienti, ma sapeva pure che per aiutarli era necessario lavorare in laboratorio», sono le prime parole con cui Piergiuseppe Pelicci ricorda Francesco Lo Coco (ordinario di ematologia all'Università di Roma Tor Vergata), scomparso domenica pomeriggio. Insieme avevano portato avanti l'attività di ricerca sulla leucemia promieloicitica acuta, nei cui confronti l'approccio è radicalmente mutato grazie a una scoperta avvenuta partendo da un'intuizione di Lo Coco, che da oltre dieci anni era membro del comitato scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. Lo scienziato, palermitano di nascita, ha scritto 234 articoli scientifici, citati quasi 40mila volte: con un «H-index» (parametro che valuta la prolificità e l'impatto del lavoro di un ricercatore) vicino a 100.
Addio a Lo Coco: «Ha cambiato la storia della leucemia fulminante»
L'ematologo Francesco Lo Coco, scomparso domenica, ha rivoluzionato la cura della leucemia promielocitica acuta. «Va via un protagonista della lotta al cancro»

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