Oncologia

Farmaco anti-tumorale cubano: nessuna evidenza scientifica sull'efficacia

pubblicato il 25-03-2011

Nonostante il presunto farmaco sia utilizzato da diversi anni non è stata ancora chiarita ufficialmente la composizione chimica del contenuto commercializzato

Farmaco anti-tumorale cubano: nessuna evidenza scientifica sull'efficacia

Non abbandonare le normali cure chemioterapiche. E’ questo il messaggio lanciato da Filippo De Braud, direttore della Divisione di Farmacologia Clinica e Nuovi Farmaci presso l’IEO di Milano, sulla potenziale cura antitumorale disponibile a Cuba. Un’opinione condivisa anche dai maggiori esperti in campo oncologico. Nonostante ciò non c’è viaggio intercontinentale che tenga a spaventare i malati di cancro. Da diversi anni sono infatti all'ordine del giorno dei veri e propri viaggi della speranza alla volta di Cuba. L'obiettivo è la ricerca dell'Escozul, un potenziale anticancro reperibile solamente a L'Havana.

IDENTIKIT DELLA TOSSINA- Il “farmaco” è un estratto del veleno dello scorpione Rhoplaorus junceus, animale presente solamente nell'isola caraibica. A descriverne per primo gli effetti fu il biologo Misael Bordier nel lontano 1985. Attualmente la tossina prodotta dallo scorpione viene estratta e distribuita dall'azienda cubana Labiofam. Nonostante il presunto farmaco sia utilizzato da diversi anni non è stata ancora chiarita ufficialmente la composizione chimica del contenuto commercializzato. Il dosaggio non è noto in quanto adattato a seconda del paziente (in genere 5 gocce da due a quattro volte al giorno).

COSA SOSTIENE CUBA- Secondo quanto dichiara l'azienda Labiofam tramite il suo sito, l'Escozul possiederebbe proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e, dato molto interessante, sarebbe un adiuvante nel trattamento delle diverse forme di cancro. Il presunto successo del trattamento con Escozul sarebbe dovuto alla capacità della tossina di modulare la risposta immunitaria, inibire l'angiogenesi, processo fondamentale nella sopravvivenza e diffusione di un tumore, ed infine di inibire le proteasi cellulari. L’azienda produttrice sostiene inoltre di avere iniziato un trial clinico di fase 3 senza però che nessuno studio né preclinico né clinico di fase precoce sia mai stato pubblicato. In oltre 20 anni sostengono di aver trattato 8200 pazienti da tutto il mondo con tumori ai polmoni, seno, colon o cervello.

VALIDAZIONE SCIENTIFICA- Come dichiara De Braud, «Nessuna di queste informazioni cliniche fornite dall’azienda è pubblicata su riviste scientifiche mentre ci sono alcuni dati su modelli sperimentali su alcuni derivati da veleno di scorpioni». Una ricerca bibliografica condotta su PubMed.gov, principale sito dove si raccolgono le pubblicazioni scientifiche, ha confermato che non esistono lavori specifici su Escozul ma ha messo in evidenza lavori preclinici e clinici riguardanti la Clorotossina, un peptide ricavato dal veleno dello scorpione giallo di Israele.

CONSIGLIO- I dati di letteratura ufficiale, associati a sporadiche segnalazioni di malati che hanno riferito un miglioramento soggettivo, dovuto anche a un possibile effetto placebo rappresentano delle possibili premesse per studiare questo farmaco. «Esse però non costituiscono ancora un elemento di prova dell’efficacia di Escozul e tantomeno non è possibile considerarlo un’ alternativa alle cure convenzionali e di provata efficacia quali quelle disponibili» conclude De Braud.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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