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Oncologia

L'Italia bonificata dall'amianto

pubblicato il 20-05-2013
aggiornato il 14-01-2017

Al via il progetto con il quale l’Istituto superiore di Sanità punta a individuare tutti i siti inquinati e stilare una scala di priorità per le bonifiche

L'Italia bonificata dall'amianto

 

E’ partito il “Progetto Amianto” con il quale l’Istituto superiore di Sanità punta a individuare tutti i siti inquinati e stilare una scala di priorità per le bonifiche

Stimare la presenza nei siti inquinati, l’impatto sanitario e le priorità per le bonifiche. Non soltanto epidemiologia, però. Il nuovo Progetto Amianto avviato dall’Istituto superiore di Sanità, infatti, punta anche a registrare progressi nella ricerca. Valutare nuovi marcatori predittivi di risposta alla chemioterapia e creare modelli di osservazione delle cellule staminali recentemente riconosciute nel mesotelioma pleurico sono gli obbiettivi delle altre unità operative coinvolte nel progetto, destinato a concludersi nel 2014.

L’INIZIATIVA - Finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, il progetto costituisce una prima attuazione del piano nazionale amianto, avviato per definire la mappa più precisa dei siti contaminati e le azioni da intraprendere a breve e medio termine. «Cercheremo dati e stime per arrivare alla bonifica delle zone più colpite - spiega Loredana Musmeci, direttore del dipartimento Ambiente e prevenzione primaria dell'Istituto superiore di Sanità -. Non si può intervenire se non si riconosce la reale dimensione del problema». Per sostenere i primi interventi dell’iniziativa, che coinvolgerà anche l'Istituto tumori Regina Elena di Roma e le università di Torino e del Piemonte orientale, sono previsti circa cinquanta milioni di euro. La presentazione è avvenuta a Casale Monferrato, principale realtà del caso eternit. Particolare attenzione sarà riservata anche a Taranto dove, stando ai dati dello studio Sentieri, rispetto agli altri capoluoghi regionali, è stato registrato l'aumento del 419% dei casi di mesotelioma pleurico. «La lunga fase di latenza che accompagna l'esposizione potrebbe consentire la diagnosi di nuove malattie anche tra trent'anni - spiega Gennaro Viesti, primario dell'ambulatorio di pneumologia della clinica “Villa Verde” della città ionica -. Stimare le percentuali di rischio per i cittadini, al momento, non è possibile».

I RISCHI DELL’AMIANTO – Fuorilegge dal 1992, la miscela di minerali è stata largamente usata a partire dal secondo dopoguerra e di rado smaltita, viste le notevoli spese da sostenere. Perciò, se rimosso in maniera impropria dai siti in cui è stato utilizzato, l’asbesto riveste ancora oggi il ruolo di principale fattore di rischio per l’insorgenza del mesotelioma pleurico, dell'asbestosi e del carcinoma polmonare.

LE PROSPETTIVE - Il tumore epiteliale, tra le neoplasie umane, è quello per cui esistono meno approcci terapeutici. «Con questo progetto puntiamo a valutare in prospettiva l’impatto prognostico della malattia in relazione alla presenza o meno di mutazioni in un assetto composto da 44 geni, già oggetto di studi - spiega Giorgio Scagliotti, ordinario di malattie dell’apparato respiratorio all’università di Torino -. L’obbiettivo è individuare alcuni bersagli molecolari da colpire attraverso la chemioterapia e indagare la presenza di nuove mutazioni che potrebbero rappresentare bersagli terapeutici». Si guarda con interesse alle cellule staminali tumorali, di recente scoperta, responsabili dell’eterogeneità esistente nei tessuti colpiti dalla malattia. «Sorprende la capacità di queste cellule di sopravvivere a condizioni stressanti quali l’esposizione ad agenti antineoplastici - afferma Ruggero De Maria, direttore scientifico dell'Istituto Tumori "Regina Elena" di Roma -. Puntiamo a una loro catalogazione, seguita dall’identificazione in vitro e in vivo di inibitori chinasici in grado di uccidere selettivamente le staminali tumorali del mesotelioma pleurico».

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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