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Oncologia

Tumore al seno: attenzione agli integratori durante le terapie

pubblicato il 23-01-2020

Antiossidanti, ferro, vitamina B12 e omega-3 possono aumentare il rischio di recidiva nelle donne in cura per un tumore al seno. Parlare sempre con il medico prima di prendere un integratore

Tumore al seno: attenzione agli integratori durante le terapie

Gli integratori? Meglio lasciarli sullo scaffale, se una donna è in cura per un tumore al seno. Nel commento di uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, gli autori sono stati cauti: «I malati di cancro dovrebbero sempre consultare i medici prima di assumere vitamine o altri integratori». Ma considerando che in Europa siamo i maggiori consumatori di supplementi nutrizionali, è soprattutto sui risultati che occorre porre l'attenzione. «Ricorrere agli antiossidanti durante la chemioterapia può aumentare il rischio di recidiva e di morte nelle pazienti con tumore al seno». Un messaggio parziale, che dovrà essere supportato da ulteriori ricerche. Ma di fronte al quale vale la pena di non girare la testa dall'altra parte. 

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Nonostante nell'immaginario collettivo vengano quasi sempre considerati come degli «alleati» per la salute, gli integratori possono complicare il percorso di guarigione da una malattia oncologica. Oltre alle evidenze ottenute su modelli animali e a quelle tratte da uno studio condotto nel 2006 su un gruppo di pazienti colpiti da un tumore del distretto testa-collo, alle stesse conclusioni è giunto un pool di ricercatori statunitensi ponendo al centro del proprio lavoro un gruppo di donne (1.134) con un tumore della mammella ad alto rischio. Sotto l'egida di Kathy Albain, co-direttore del centro di oncologia senologica della Loyola University di Chicago, i ricercatori hanno chiesto alle pazienti informazioni relativamente al consumo di integratori all'inizio della terapia con doxorubicina, ciclofosfamide e paclitaxel e sei mesi dopo la fine delle cure. Obbiettivo: valutare la diffusione di questa abitudine e determinare l'eventuale impatto sul tasso di sopravvivenza in un tempo sufficientemente lungo (mediana 6 anni).


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I RISULTATI DELLO STUDIO

Dallo studio è emerso che il 18 per cento delle donne aveva fatto ricorso ad almeno un antiossidante al giorno, mentre quasi la metà di loro (44 per cento) aveva assunto integratori multivitaminici. Quanto all'impatto sulla salute, tra i consumatori di vitamine A, C, E e coenzima Q10 (prima e durante le terapie) è stato registrato un incremento delle probabilità di incorrere in una recidiva. Lo studio ha svelato un rischio potenzialmente più alto - oltre che di recidiva, anche di morte a causa del tumore al seno - legato all'assunzione di altri integratori: a base di vitamina B12, ferro e acidi grassi omega-3. L'eventualità è risultata invece più smorzata tra coloro che avevano assunto un mix di tutte queste sostanze. A determinare i risultati, secondo gli esperti, potrebbe essere stata la capacità che gli antiossidanti avrebbero «di contrastare i radicali liberi prodotti da diversi chemioterapici per stanare le cellule tumorali». Tradotto: molecole all'apparenza innocue sarebbero in grado di annullare l'effetto citotossico di alcuni dei chemioterapici più spesso impiegati. 

 

NO AL FAI-DA-TE

Per tutte queste ragioni, le donne colpite dal più frequente tumore femminile dovrebbero «provare a ottenere vitamine e minerali dalla dieta - aggiunge Christine Ambrosone, a capo del dipartimento di prevenzione e controllo del cancro alla Bufallo University e prima firma della pubblicazione -. Con un'alimentazione sana ed equilibrata, d'altra parte, è possibile ottenere tutti i nutrienti di cui l'organismo ha bisogno, anche in una fase delicata come quella in cui ci si sottopone alla chemioterapia». Posizione analoga a quella ribadita a più riprese da Maurizio Muscaritoli, direttore dell’unità operativa di nutrizione clinica al policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Sinuc): «Se non vi sono deficit accertati, il consiglio è quello di assumere vitamine e minerali dagli alimenti. E comunque qualsiasi integrazione durante le cure attive deve essere concordata con il medico che ha in carico il paziente». Oltre a rischiare di annullare l'efficacia dei trattamenti contro il cancro, l'azione degli integratori potrebbe sommarsi agli effetti delle terapie, col rischio di aumentare la tossicità delle cure e quindi le complicazioni per i pazienti.


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PREVENZIONE ONCOLOGICA: PROVE TROPPO DEBOLI PER GLI INTEGRATORI

Il Codice Europeo contro il Cancro, redatto dall'Agenzia Internazionale contro il Cancro (Iarc), smorza anche i possibili benefici degli integratori a scopo preventivo. «Le prove sono ancora troppo deboli per raccomandarli». Quanto al possibile effetto negativo in corso d'opera, «gli studi di intervento che hanno testato questi integratori alimentari e altre sostanze nutritive non hanno stabilito alcun beneficio, anzi: in alcuni casi hanno rilevato effetti negativi, soprattutto nel caso di dosi elevate». Indicazione conclusiva dell'Iarc: «Se vi è già stato diagnosticato un cancro, evitate di assumere qualsiasi integratore senza aver prima consultato il medico». Tutto ciò dopo aver documentato eventuali carenze che, indipendentemente dalla malattia, possono necessitare di un supporto nutrizionale.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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