Fa paura, soprattutto per le potenziali conseguenze. Il dolore toracico è una delle “spie” dell’infarto del miocardio, responsabile di oltre trentamila morti all’anno in Italia e per questo rappresenta una delle più frequenti cause di accesso in pronto soccorso. Le stime, però, dicono che tra i pazienti che lo lamentano, non più di due su dieci sono vittime di una sindrome coronarica acuta. Ecco perché compiere una diagnosi corretta in breve tempo permette di tranquillizzare il paziente senza “ingolfare” un ospedale.
COME AVVIENE LA DIAGNOSI
Oltre che sulla valutazione dei segni clinici, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio della troponina, una proteina rilasciata dal muscolo e riconosciuta come marker della malattia (nelle vittime di infarto i suoi valori sono più alti), e sull’esito dell’elettrocardiogramma. I medici richiedono il dosaggio della troponina nel momento dell’ammissione in pronto soccorso e la ripetizione del test nelle successive sei ore. Questo perché i suoi valori, sebbene predittivi se riscontrati in un paziente con dolore toracico, si innalzano 4-6 ore dopo l’evento. Da qui il rischio di non poter formulare una diagnosi corretta in tempi rapidi né di poter escludere un infarto alle porte nei pazienti che giungono in pronto soccorso e lamentano un dolore toracico, senza che siano vittime di un infarto.







