IPERTENSIONE, TASSI PIU’ ALTI TRA GLI EXTRACOMUNITARI
La ricerca, presentata durante il congresso della Società Europea di Cardiologia, ha evidenziato come tra i migranti quarantenni si registrino tassi di ipertensione comparabili a quelli riscontrati nella coorte di italiani con età media cinquant’anni. Un dato sostanziato dal confronto tra categorie di persone di pari età, che ha evidenziato come la prevalenza del fattore di rischio - l’ipertensione «avvicina» l’angina pectoris, l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale - fosse maggiore del dieci per cento nel «cluster» dei migranti. La stessa differenza, sempre a scapito dei migranti, è stata riscontrata per la presenza di zuccheri (glicosuria) e proteine (proteinuria) nel sangue. La prima condizione può essere la «spia» del diabete, la seconda di problematiche renali (ma anche di pericardite e mieloma multiplo). Lo studio conferma alcune evidenze già portate alla luce da una ricerca pubblicata sul Journal of Cardiovascular Medicine, che aveva evidenziato come diabete, ipertensione, malattie renali, obesità e sindrome metabolica fossero più diffuse tra gli immigrati che vivono in Europa, rispetto alla popolazione nativa.
CONTA ANCHE LA “NUOVA” DIETA
Secondo i ricercatori, una delle ragioni di tali differenze è il cambiamento di stili di vita. Giungono in Italia abituati a mangiare una volta al giorno, colazione esclusa, piatti unici: composti da cereali (mais, orzo, bulgur e sorgo), legumi (niebes, gombo, ceci e fagioli), carne (per lo più stufati di manzo o pollo o maiale) e verdure (aglio, cipolle, melanzane e pomodori). Già poche settimane dopo l’approdo, però, in molti vedono cambiare le proprie abitudini alimentari. Nella dieta dei migranti, soprattutto dei bambini, compaiono così piatti pronti, ricchi di zuccheri raffinati e grassi saturi, pietanze (troppo) salate. Ovvero: tutto ciò che per anni è mancato dal loro schema alimentare. Con ricadute sulla salute da non trascurare. Al momento non esistono programmi di prevenzione particolare per la salute dei migranti. Ma sono sempre di più i gruppi di ricerca che si concentrano su questo aspetto, indagando diversi ambiti della medicina: dall’oncologia alla psichiatria, fino alla salute cardiovascolare.







