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Cardiologia

Miocardite: la diagnosi con la biopsia può salvare la vita

L'infiammazione acuta del cuore, nei giovani, può essere letale. L'esame istologico è dirimente per una corretta diagnosi delle forme più gravi. Ecco quando sospettarle

Quando un giovane scompare improvvisamente per un problema cardiaco, la causa è da ricercare in un ventaglio di possibili risposte. L'infarto del miocardio, prima dei 35 anni, è la meno frequente. Più probabile che a determinare il decesso possa essere invece una cardiomiopatia ipertrofica o aritmogenica. Se non quella che è l'origine meno nota di una possibile evoluzione fatale: la miocardite, responsabile del dieci per cento delle morti cardiache giovanili. L'aggettivo fulminante che caratterizza le infiammazioni più gravi sta a indicare che la malattia avrà una rapida evoluzione e potrebbe richiedere cure intensive nell'arco di pochi giorni. 


BIOPSIA PER LE FORME PIU' GRAVI

Ecco perché, in queste situazioni, il trattamento deve essere quanto più accurato possibile. A patto che tale sia stata anzitutto la diagnosi. Il grave scompenso cardiaco - unito al dolore toracico, al senso di pienezza addominale, al batticuore molto intenso e a eventuali svenimenti - rappresenta la spia di quella che può essere una forma fulminante. Da soli, però, i sintomi della miocardite non bastano a porre diagnosi e a definire il rischio di un progressivo aggravamento. La biopsia, realizzata attraverso il prelievo di alcune porzioni del tessuto cardiaco, consente di effettuare una diagnosi più accurata, necessaria per evitare che con il passare delle settimane il paziente possa andare incontro alle conseguenze più gravi: il decesso (il rischio rimane alto almeno per i primi due mesi dalla presentazione) o la necessità di sottoporsi a un trapianto di cuore.

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