L’attività fisica potrebbe rappresentare un aiuto concreto per chi desidera smettere di fumare. È quanto emerge da una nuova revisione sistematica e meta-analisi pubblicata sul Journal of Sport and Health Science e guidata dai ricercatori dell’Alliance for Research in Exercise, Nutrition and Activity (ARENA) dell’Università di Adelaide.
Secondo gli autori, programmi strutturati di esercizio fisico sono associati a un miglioramento, seppur moderato, dei tassi di cessazione del fumo e a una riduzione del consumo quotidiano di sigarette. Anche una singola sessione di esercizio sarebbe in grado di ridurre rapidamente il craving, cioè il desiderio intenso di fumare, uno dei principali ostacoli per chi prova a smettere.
«I risultati dello studio non stupiscono – commenta la dottoressa Elena Munarini, psicologa e psicoterapeuta del Centro antifumo Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, componente del Comitato scientifico per la lotta al fumo di Fondazione Veronesi – lo sport è sicuramente la migliore delle attività da affiancare a un percorso di cessazione. L’attività fisica, infatti, ha gli effetti di un vero e proprio “farmaco antifumo” in quanto promuove la produzione di dopamina e di endorfine e aiuta a far ripartire il metabolismo che, accelerato artificialmente per anni dalla nicotina, è spesso il responsabile del rischio di aumento di peso».
UN PROBLEMA GLOBALE ANCORA IRRISOLTO
Il fumo di tabacco continua a essere una delle principali cause prevenibili di malattia e morte nel mondo. Nonostante l’efficacia di strumenti come counseling, terapia sostitutiva della nicotina e farmaci specifici, molti fumatori incontrano difficoltà nel mantenere l’astinenza nel lungo periodo e vanno incontro a ricadute.
In questo contesto, l’esercizio fisico potrebbe rappresentare una strategia complementare interessante: è accessibile, a basso costo, generalmente sicura e associata a numerosi benefici per la salute cardiovascolare, metabolica e mentale.
LO STUDIO
La revisione ha analizzato la letteratura scientifica disponibile fino al 28 marzo 2025, includendo 59 studi clinici randomizzati controllati per un totale di 9.083 partecipanti adulti.
Gli studi selezionati sono stati suddivisi in due grandi categorie:
- 43 studi hanno valutato programmi di allenamento protratti nel tempo (8.548 partecipanti);
- 16 studi hanno analizzato gli effetti immediati di una singola sessione di esercizio (535 partecipanti).
Rispetto a precedenti revisioni, gli autori hanno incluso una gamma più ampia di approcci all’attività fisica, comprendendo:
- esercizio aerobico;
- allenamento di resistenza;
- yoga;
- allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT);
- interventi basati sull’aumento dell’attività fisica quotidiana.
PIÙ PROBABILITÀ DI SMETTERE E MENO SIGARETTE
L’analisi ha mostrato che i programmi di esercizio fisico possono favorire la cessazione del fumo. Nei 23 studi che hanno valutato l’astinenza continua, i partecipanti inseriti nei programmi di esercizio avevano il 15% di probabilità in più di smettere rispetto ai gruppi di controllo.
Anche l’astinenza puntuale a 7 giorni è risultata migliore nei gruppi che svolgevano attività fisica: nei 18 studi analizzati, la probabilità di astinenza era superiore del 21%.
Un ulteriore dato rilevante riguarda l’intensità del consumo di sigarette. In otto studi inclusi nella meta-analisi, le persone che seguivano programmi di esercizio fumavano in media circa due sigarette in meno al giorno rispetto ai controlli.
Secondo gli autori, si tratta di risultati clinicamente interessanti, soprattutto considerando che anche riduzioni moderate del consumo di tabacco possono avere effetti positivi sulla salute e rappresentare un primo passo verso la cessazione completa.
«Dal punto di vista psicologico – spiega Munarini – introdurre lo sport nella nostra vita quando smettiamo di fumare apporta benefici enormi. La vita sedentaria ci porta spesso a disconnetterci dal corpo, per cui gli effetti del fumo vengono percepiti poco, se non quando emerge un sintomo. L’attività fisica riattiva la connessione mente-corpo, permettendo di percepire meglio i benefici della cessazione e il valore del prendersi cura di sé».
L’EFFETTO IMMEDIATO SUL CRAVING
I risultati più evidenti sono emersi negli studi che hanno valutato l’effetto di una singola sessione di esercizio. L’attività fisica ha determinato una riduzione moderata o marcata del craving subito dopo l’esercizio, con benefici ancora presenti a 10, 20 e 30 minuti dalla fine dell’attività. Gli esercizi ad alta intensità sembravano produrre gli effetti più pronunciati.
Questo aspetto potrebbe avere implicazioni pratiche importanti. I momenti di craving intenso rappresentano infatti una delle principali cause di ricaduta durante i tentativi di smettere di fumare. Avere a disposizione uno strumento semplice come una breve sessione di esercizio potrebbe aiutare alcune persone a superare le fasi più difficili.
IL TIPO DI ESERCIZIO CONTA
Dalla revisione emerge che non tutte le forme di esercizio sembrano avere gli stessi effetti.
L’esercizio aerobico - come camminata veloce, corsa, bicicletta o nuoto - è risultato associato ai maggiori benefici sull’astinenza continua negli studi a lungo termine. Negli studi su singole sessioni, invece, l’attività ad alta intensità sembrava particolarmente efficace nella riduzione immediata del craving. Per quanto riguarda yoga, allenamento di forza e altre modalità non aerobiche, le evidenze sono ancora limitate ma suggeriscono potenziali benefici sia sul desiderio di fumare sia sugli esiti di cessazione.
«Anche chi, per mancata abitudine, età o problematiche fisiche, non è avvezzo all’attività sportiva può sperimentare questi benefici», conclude la dottoressa Munarini. «Inserire nella propria vita attività semplici e accessibili come camminata veloce, ginnastica in acqua, esercizi posturali o stretching, permette comunque di ottenere benefici sulla cessazione del fumo sia nel breve che nel lungo termine».
Gli autori sottolineano però che i dati disponibili non sono ancora sufficienti per stabilire quale sia il programma ottimale in termini di durata, frequenza e intensità.
UN AIUTO, NON LA SOLUZIONE
Nel complesso, gli autori invitano alla cautela nell’interpretare i risultati. L’effetto dell’esercizio sulla capacità di smettere di fumare non è ancora del tutto solido dal punto di vista scientifico per via dell’eterogeneità tra gli studi, del rischio di bias metodologico, dell’imprecisione statistica e della possibile distorsione da pubblicazione.
Più affidabili risultano invece le evidenze sulla riduzione del numero di sigarette fumate e sul controllo del craving a breve termine, che hanno un livello di certezza moderato. Tuttavia, l’esercizio non sembra avere effetti significativi sul craving nel lungo periodo.
Un altro limite importante è la totale assenza di studi dedicati alla cessazione dello svapo: nessuno dei trial inclusi ha valutato gli effetti dell’attività fisica sull’uso di sigarette elettroniche, nonostante la loro crescente diffusione.
Per questi motivi, gli autori concludono che l’attività fisica non può essere considerata un’alternativa ai trattamenti già validati per smettere di fumare, ma piuttosto un possibile supporto aggiuntivo da integrare con terapie farmacologiche, counseling o sostituti della nicotina.


