Un nuovo rapporto dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) riunisce tutte le evidenze disponibili sui benefici della cessazione del fumo dopo una diagnosi di tumore. Smettere può ridurre il rischio di morte e di progressione della malattia, anche nei pazienti con tumori avanzati.
Chi smette di fumare dopo una diagnosi di tumore del polmone può vivere quasi due anni più a lungo rispetto a chi continua. È quanto emerge da uno studio che ha seguito per diversi anni oltre 500 pazienti, mostrando che abbandonare le sigarette anche dopo la comparsa della malattia è associato a una sopravvivenza maggiore e a un minor rischio di progressione del tumore.
Non è un risultato isolato. Le evidenze raccolte dall’IARC, nel nuovo rapporto Tobacco cessation after cancer diagnosis: a fundamental component of cancer care, pubblicato nel settembre 2026, indicano che smettere di fumare dopo una diagnosi oncologica può migliorare significativamente la prognosi. I benefici si osservano anche in persone che fumano da molti anni e in pazienti con malattia avanzata. E non riguardano soltanto il tumore del polmone.
GLI STUDI SU PERSONE CON TUMORE AL POLMONE E AL RENE
Uno degli studi principali su cui si basa il rapporto IARC è stato pubblicato nel 2021 sugli Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno seguito 517 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, tutti fumatori al momento della diagnosi. Durante il periodo di osservazione, 220 persone hanno smesso di fumare. La differenza negli esiti è stata significativa: la sopravvivenza mediana è risultata di 6,6 anni tra chi aveva abbandonato le sigarette, contro 4,8 anni tra chi aveva continuato. Dopo aver tenuto conto di fattori come le caratteristiche del tumore, i trattamenti ricevuti e il momento in cui i pazienti avevano smesso di fumare, la cessazione è risultata associata a una riduzione del 33% del rischio di morte per qualsiasi causa e del 30% del rischio di progressione della malattia. Un aspetto particolarmente interessante è che il beneficio è stato osservato anche tra i pazienti con tumori in stadio più avanzato e tra coloro che avevano fumato intensamente nel corso della vita.
Risultati analoghi sono emersi da uno studio successivo, pubblicato nel 2023 sul Journal of Clinical Oncology, che ha coinvolto 212 pazienti con carcinoma renale, fumatori al momento della diagnosi. In questo caso, smettere di fumare è risultato associato a una riduzione del 50% del rischio di morte per qualsiasi causa e del 55% del rischio di progressione della malattia.
COME INTERPRETARE I DATI
Sono risultati importanti, ma vanno interpretati correttamente. Si tratta di studi osservazionali, nei quali i ricercatori hanno confrontato gli esiti di persone che avevano smesso di fumare con quelli di persone che avevano continuato. Le analisi hanno tenuto conto di numerosi fattori che avrebbero potuto influenzare la prognosi, ma non possono escludere completamente il ruolo di altre differenze tra i gruppi che potrebbero spiegare i diversi risultati, oltre allo stop al fumo. Inoltre, le percentuali osservate nei tumori del polmone e del rene non possono essere automaticamente estese a tutte le neoplasie. Nel loro insieme, tuttavia, questi dati rafforzano un'indicazione clinica precisa: la cessazione del fumo conserva un valore importante anche dopo una diagnosi oncologica.
PERCHÈ CONTINUARE A FUMARE PUÒ INTERFERIRE CON LE CURE
Il fumo non aumenta soltanto la probabilità di sviluppare un tumore. Continuare a fumare quando la malattia è già presente può influenzarne l'evoluzione e compromettere alcuni risultati dei trattamenti, per tante ragioni, fra cui:
- le sostanze contenute nel fumo di tabacco possono agire su diversi processi biologici, influenzando le caratteristiche delle cellule tumorali
- possono influenzare il metabolismo di alcuni farmaci antitumorali
- il fumo è inoltre associato a un aumento delle complicanze legate alle cure, comprese quelle chirurgiche e respiratorie.
Questi effetti non sono identici per tutti i tumori o per tutte le terapie. Aiutano però a comprendere perché smettere di fumare possa avere conseguenze che vanno oltre i benefici cardiovascolari e respiratori già ampiamente conosciuti.
C'è poi un'altra questione. Dopo una diagnosi oncologica, soprattutto quando la malattia è avanzata, può sembrare che il danno sia ormai fatto e che rinunciare alle sigarette non possa più cambiare molto. I risultati raccolti dall'IARC mettono in discussione proprio questa convinzione. Come sottolinea Mahdi Sheikh, ricercatore dell'IARC e principale autore del rapporto, non è mai troppo tardi per smettere: anche dopo una diagnosi di tumore avanzato, la cessazione può offrire benefici clinicamente rilevanti.
PERCHÉ NON BASTA DIRE A UN PAZIENTE DI SMETTERE
Una diagnosi oncologica può spingere una persona a smettere di fumare, ma può anche rendere tutto più difficile. La paura della malattia, l'incertezza sul futuro, lo stress delle terapie si aggiungono a una dipendenza che spesso dura da molti anni. E non basta sapere che le sigarette fanno male per riuscire a rinunciarvi. Per questo, limitarsi a raccomandare ai pazienti di smettere rischia di servire a poco. La dipendenza da tabacco può essere trattata, attraverso un sostegno psicologico e comportamentale e, quando indicato, con farmaci che aiutano a gestire l'astinenza. Il problema è fare in modo che questo aiuto sia realmente disponibile, senza lasciare al paziente il compito di cercarlo mentre affronta le cure oncologiche.
SMETTERE DI FUMARE COME PARTE DELLA CURA
Ma che cosa cambierebbe se il supporto per smettere di fumare fosse offerto direttamente al momento della diagnosi? A provare a rispondere è uno studio pubblicato nel 2026 su The Lancet Regional Health – Europe. I ricercatori hanno sviluppato un modello per stimare gli effetti dell'integrazione dei servizi per la cessazione del fumo nei percorsi oncologici del sistema sanitario inglese, confrontandola con l'assistenza abituale, nella quale i pazienti vengono indirizzati verso servizi esterni o devono rivolgersi autonomamente a questi ultimi.
Le simulazioni hanno riguardato pazienti con tumori del polmone, tumori della testa e del collo, tumori del rene e una popolazione oncologica più generale. Secondo le stime, offrire il supporto già alla diagnosi potrebbe aumentare la sopravvivenza mediana di due-otto mesi e ritardare la progressione della malattia di due-sei mesi, a seconda del tumore considerato. L'intervento è risultato costo-efficace in tutti i gruppi analizzati. Si tratta di proiezioni basate su un modello economico, non di risultati osservati direttamente in pazienti coinvolti in un nuovo programma. Ma i dati suggeriscono che integrare il sostegno per smettere di fumare nelle cure oncologiche potrebbe produrre benefici importanti, con costi relativamente contenuti rispetto a quelli complessivi dei trattamenti.
È anche la direzione indicata dall'IARC nel suo nuovo rapporto: offrire sistematicamente alle persone con una diagnosi di tumore un trattamento per la dipendenza da tabacco, indipendentemente dal tipo di neoplasia o dallo stadio della malattia. Un aiuto concreto, adattato alle esigenze di ciascuno e disponibile nel tempo, non soltanto la raccomandazione di smettere.


