Grazie a una piattaforma di screening computazionale, un team internazionale coordinato dall’Ospedale San Raffaele di Milano ha individuato nel bavisant, molecola originariamente studiata per i disturbi del sonno, un possibile candidato per il trattamento della sclerosi multipla progressiva. I risultati di questa ricerca preclinica, pubblicati su Science Translational Medicine, mostrano come il farmaco sia in grado di proteggere i neuroni e di favorire la rigenerazione della mielina in modelli sperimentali.
COS’È IL BAVISANT
Il bavisant è una molecola che agisce sul sistema nervoso centrale come antagonista dei recettori H3 dell’istamina. Nel cervello questa sostanza influenza la veglia, l’attenzione e la trasmissione di diversi messaggi chimici tra i neuroni.
In passato, il bavisant era stato studiato per il trattamento di disturbi come l’ADHD e per alcuni problemi del sonno, proprio per la sua capacità di modulare l’attività cerebrale.
IL RIPOSIZIONAMENTO FARMACOLOGICO
Il lavoro si basa sul concetto di riposizionamento farmacologico, una strategia che analizza molecole già approvate o studiate per altre indicazioni cliniche allo scopo di individuare nuove potenzialità terapeutiche. Questo approccio consente di partire da farmaci di cui esiste già una base di dati sulla sicurezza, pur richiedendo comunque nuove verifiche su dosaggi, meccanismi d’azione ed efficacia nelle nuove indicazioni.
Un esempio noto di questa strategia nella sclerosi multipla è il dimetilfumarato, inizialmente utilizzato nella psoriasi e successivamente sviluppato come terapia orale per la sclerosi multipla recidivante-remittente dopo un percorso di validazione clinica.
LO STUDIO
Per individuare il candidato più promettente, i ricercatori hanno messo a punto una selezione in più fasi, passando da migliaia di molecole a un numero sempre più ristretto. Attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, sono stati analizzati oltre 1.500 farmaci per identificarne le caratteristiche biologiche compatibili con la riparazione del sistema nervoso. La prima selezione ha individuato 273 composti, successivamente testati in laboratorio su cellule umane.
Sono state utilizzate cellule staminali differenziate in neuroni e in oligodendrociti, le cellule responsabili della produzione della mielina. Questo ha permesso di osservare gli effetti dei farmaci in un contesto biologico vicino a quello della malattia. Al termine di questo percorso, il bavisant è emerso come il candidato più efficace: nei modelli sperimentali ha favorito la rimielinizzazione e ridotto l’attività di geni associati ai processi infiammatori.
IN ATTESA DEGLI STUDI CLINICI
Le evidenze ottenute in laboratorio e nei modelli animali rappresentano una prova di concetto importante, ma non equivalgono a una terapia già disponibile per i pazienti. Il passaggio alla sperimentazione clinica richiederà ulteriori verifiche.
Il bavisant si trova ora in una fase di sviluppo avanzato, in cui i ricercatori stanno lavorando per ottimizzarne la formulazione e chiarirne il meccanismo d’azione, con l’obiettivo di avviare uno studio clinico di fase 2 per valutarne l’impatto nell’uomo.
IL CONSORZIO BRAVEINMS
Lo studio nasce all’interno del consorzio BRAVEinMS, una collaborazione internazionale avviata nel 2017 che coinvolge, tra gli altri, l’Università Vita-Salute San Raffaele, l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il Paris Brain Institute, la University of California San Francisco e l’Università di Münster.
Il lavoro non si limita all’identificazione di una singola molecola. Come sottolinea il professor Gianvito Martino, prorettore alla ricerca dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, «lo studio ha portato anche alla validazione di una piattaforma tecnologica che potrà essere utilizzata per testare sistematicamente altri composti. Il sistema di screening ha già permesso di individuare circa trenta ulteriori candidati, che rappresentano una riserva di opzioni da esplorare per la sclerosi multipla progressiva».


