Il consumo di alimenti ultraprocessati potrebbe aumentare significativamente il rischio di sviluppare precursori del cancro del colon-retto in persone sotto i 50 anni. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista JAMA, condotto su oltre 29 mila infermiere statunitensi per 24 anni, partecipanti al Nurses’ Health Study II.
LO STUDIO
Lo studio ha analizzato l’alimentazione delle partecipanti tramite questionari somministrati ogni quattro anni, tenendo conto di fattori come indice di massa corporea, diabete, assunzione di fibre, calcio, folati e vitamine. Secondo quanto emerso, chi rientrava nel quintile più alto di consumo di ultraprocessati — alimenti come snack confezionati, bibite zuccherate, insaccati e cibi pronti da riscaldare — aveva un rischio del 45% più elevato di sviluppare adenomi convenzionali del colon prima dei 50 anni rispetto a chi ne consumava meno. Non è stata invece osservata alcuna associazione con le lesioni serrate, un altro tipo di precursore tumorale.
«Questi risultati confermano ipotesi già emerse in una pubblicazione del BMJ del 2022, anche se è bene precisare che i dati delle coorti americane non sono automaticamente applicabili ad altri contesti, per differenze culturali e dietetiche” spiega Giacomo Sarzo, direttore del Centro di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova. “La neoplasia colorettale è molto frequente e l’età di insorgenza si sta riducendo anche in Italia, ma fortunatamente, in Italia il rischio è un po’ più basso rispetto agli Stati Uniti, grazie alla diffusione della dieta mediterranea».
Secondo i dati dello studio di JAMA, i cibi ultraprocessati contribuiscono per circa il 35% delle calorie giornaliere nelle partecipanti, con una mediana di quasi sei porzioni al giorno. «La correlazione tra alimentazione e tumore precoce del colon è evidente: ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati può essere una strategia efficace per prevenire la tumorigenesi precoce», osservano gli autori.
Le ragioni biochimiche che rendono questi alimenti pericolosi sono note: gli ultraprocessati possono alterare il DNA durante il ciclo cellulare, favorendo l’iperproliferazione delle cellule e la formazione dei polipi, precursori dei tumori. «Negli ultimi anni abbiamo osservato un aumento dei pazienti giovani con tumori colorettali, collegabile anche all’alimentazione. Da clinico oramai vedo due gruppi di pazienti: gli anziani e i giovani adulti, spesso esposti a mutazioni anche a causa dell’alimentazione».
CIBI ULTRAPROCESSATI: CHE COSA SONO E PERCHÉ FANNO MALE
«La verità è che è difficile passare una giornata intera, figurarsi una settimana, senza mangiare alcun alimento processato” spiega Sarzo. L’FDA – la Food and Drig Administration statunitense - stima https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/hhs-fda-and-usda-address-health-risks-ultra-processed-foods che circa il 70% dei prodotti confezionati disponibili negli Stati Uniti rientri nella categoria dei cibi spesso considerati ultraprocessati, e che i bambini ricavino da questi alimenti oltre il 60% delle loro calorie quotidiane.
Sono ultraprocessati molti più alimenti di quelli che la maggior parte delle persone considera tali, sebbene con gradi di pericolosità diversi. Si tratta di cibi che hanno subito trasformazioni industriali importanti: aggiunta di sale, oli vari, conservanti, coloranti e aromi per prolungare la durata, il colore e il sapore. «Oltre ai salumi e agli insaccati, già noti cancerogeni di classe 1 per lo IARC, troviamo nella categoria tutti i cibi già pronti da riscaldare, le merendine, e le bibite zuccherate. In mezzo c’è una giungla di prodotti che spesso ingannano il consumatore» sottolinea Sarzo.
«Per capire ancora meglio: una carota venduta fresca al supermercato è un alimento naturale – precisa Sarzo - mentre i piselli sotto sale iniziano a essere processati. Prodotti come la salsa di pomodoro già pronta o i biscotti confezionati contengono additivi che possono alterare la replicazione cellulare e favorire lo sviluppo di polipi nel colon. Questi polipi, se non rimossi, possono evolvere in adenomi e successivamente in **tumori maligni».
SCREENING E PREVENZIONE: LA PAROLA CHIAVE È CONTROLLO
La prevenzione rimane la strategia più efficace. «Esistono programmi di screening gratuiti, come il test del sangue occulto nelle feci dai 50 anni in poi che si eseguono facilmente, semplicemente consegnando in farmacia un campione delle proprie feci». Eppure solo un terzo degli italiani accetta l’invito allo screening, con il risultato di scoprire i tumori quando sono già formati, mentre potrebbero essere intercettate lesioni pre-cancerose molto più semplici da trattare perché non richiedono intervento chirurgico. «In famiglie con casi di neoplasia colorettale, è consigliabile iniziare anche prima. Forse bisognerebbe considerare la colonscopia già a partire dai 45 anni. In ogni caso – conclude Sarzo – chiunque puo richiedere l’esame del sangue occulto nelle feci, a qualsiasi età specie se nota dei sintomi quali sangue visibile delle feci».


