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Oncologia

Covid-19 e tumori: la pandemia ha ridotto le sperimentazioni cliniche

Nel periodo peggiore della pandemia si sono dimezzati gli "arruolamenti" dei pazienti. A calare anche i nuovi clinical trials. La situazione sta però tornando alla normalità

Uno dei principali "effetti collaterali" della pandemia è stato il "blocco" delle attività ospedaliere. Concentrati sull'emergenza Covid-19 molte attività routinarie sono state sospese o posticipate. Nel campo dell'oncologia due sono stati gli effetti negativi più importanti della pandemia: da un lato la diminuzione delle attività di screening -con conseguente ritardo nelle diagnosi-, dall'altro la diminuzione nel numero di sperimentazioni cliniche. Su quest'ultimo punto i dati lasciano poco spazio alle interpretazioni: durante il primo picco pandemico si è dimezzato il numero di persone arruolate nei clinical trials. A certificarlo uno studio condotto negli Stati Uniti e da poco pubblicato sulla rivista Annals of Oncology.

PANDEMIA E PREVENZIONE

Nella lotta al cancro prima si arriva ad una diagnosi certa e maggiori sono le probabilità di cura. Per arrivare a diagnosticarli in tempo utile per essere trattati, un efficace strumento è rappresentato dagli screening oncologici, particolari esami -in Italia offerti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale- volti ad intercettare la malattia in quelle fasce di età maggiormente a rischio. Essendo gli screening oncologici attività che si effettuano prevalentemente all'interno delle strutture ospedaliere, complice la pandemia scoppiata ad inizio 2020 le attività di routine degli ospedali sono state fortemente ridimensionate e riconvertite in assistenza ai malati di Covid-19. Questo si è tradotto in una drastica riduzione negli inviti -e di conseguenza nell'adesione- a partecipare agli screening. Nel 2020 oltre 4 milioni di inviti e 2,5 milioni di esami sono venuti meno rispetto al 2019 a causa della pandemia. Tutto ciò si è tradotto in 5 mesi di ritardo per lo screening per il tumore del collo dell’utero, in 4 mesi e mezzo per lo screening per il tumore della mammella e 5 mesi e mezzo per lo screening colorettale. Da un punto di vista numerico tutto ciò significa essersi "persi" 3.300 carcinomi mammari, 2.700 lesioni cervicali CIN2+, quasi 1.300 carcinomi colorettali e oltre 7.400 adenomi avanzati in meno rispetto al 2019. Diagnosi che avverranno lo stesso ma in una fase di malattia più avanzata e dunque più difficile da curare. 

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