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Pediatria

Allattamento al seno: fondamentale il (giusto) supporto nelle prime 72 ore

Ogni anno, dall'1 al 7 agosto, la Settimana Mondiale dell'Allattamento al Seno ci ricorda l’importanza di un presidio di salute importante e costo-efficace. La Settimana, promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall'UNICEF e dalla World Alliance for Breastfeeding Action, lancia un messaggio chiaro: bisogna garantire alle madri che desiderano allattare un adeguato sostegno nei primi giorni dopo il parto, poiché è proprio in questa finestra di tempo che si pongono le basi per un allattamento efficace e duraturo.

UNO STUDIO SU TRE MITI DURI A MORIRE

E su questo tema un nuovo studio pubblicato sul Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine invita a riflettere su tre convinzioni ancora molto diffuse nella pratica clinica, che possono finire per compromettere un allattamento efficace in bambini sani nati a termine.

Attraverso una revisione di 78 studi internazionali, i ricercatori della Sapienza Università di Roma hanno analizzato le evidenze disponibili riguardo alle prime 48-72 ore dopo la nascita, individuando alcuni aspetti su cui le conoscenze scientifiche più aggiornate e le pratiche ancora frequenti nei reparti maternità sembrano divergere.

IL COLOSTRO È POCO, MA È QUELLO DI CUI IL NEONATO HA BISOGNO

Tra le preoccupazioni più frequenti delle neomamme c'è la sensazione di "non avere abbastanza latte". È una delle ragioni che più spesso porta a introdurre precocemente il latte artificiale.

La revisione ricorda però che il colostro, il primo latte prodotto dopo il parto, viene secreto naturalmente in quantità limitate perché è perfettamente calibrato sulle dimensioni dello stomaco del neonato e sui suoi fabbisogni nei primi giorni di vita. Pur essendo prodotto in piccole quantità, è estremamente ricco di nutrienti, anticorpi e fattori immunitari fondamentali per il neonato.

Questo non significa che il latte formulato non abbia mai indicazione. Al contrario, gli autori sottolineano che la supplementazione è appropriata quando esistono precise condizioni cliniche che la rendono necessaria. Ciò che andrebbe evitato è il ricorso sistematico al latte artificiale in assenza di indicazioni mediche, perché potrebbe ridurre la stimolazione del seno e contribuire a diminuire la produzione di latte, alimentando ulteriormente il timore di averne poco. A complicare il tutto, osservano gli autori, possono concorrere aspettative irrealistiche sul post partum e sull’allattamento, fonti di informazione molteplici e contraddittorie, le pressioni familiari o sociali, le indicazioni a volte divergenti da parte degli operatori sanitari.

IL CIUCCIO NON SEMBRA COMPROMETTERE L'ALLATTAMENTO

Per molti anni si è raccomandato di evitare il ciuccio nelle prime settimane di vita per il timore che potesse interferire con l'avvio dell'allattamento.

Secondo gli studi più recenti inclusi nella revisione, nei neonati sani nati a termine l'utilizzo del ciuccio non riduce né la durata dell'allattamento né la probabilità che questo rimanga esclusivo. Per questo motivo gli autori suggeriscono di superare divieti generalizzati e di offrire invece ai genitori informazioni basate sulle evidenze, lasciando spazio a una scelta consapevole.

IL TIRALATTE NON SERVE SEMPRE NEI PRIMI GIORNI

Anche il ricorso precoce al tiralatte elettrico viene messo in discussione. Nella pratica clinica viene spesso proposto per stimolare la montata lattea o per verificare la quantità di latte prodotta. Tuttavia la revisione non ha trovato prove sufficienti a sostegno del suo impiego routinario nelle prime giornate dopo il parto.

Quando è necessario estrarre il latte – ad esempio in caso di difficoltà di attacco al seno o di temporanea separazione tra madre e neonato – gli autori indicano come prima scelta la spremitura manuale, riservando il tiralatte alle situazioni nelle quali esista una reale indicazione clinica.

PIÙ INFORMAZIONI E SOSTEGNO NEI PRIMI GIORNI

Gli autori individuano cinque priorità per migliorare le possibilità di un allattamento positivo ed efficace nelle prime 72 ore dopo la nascita di un neonato sano e a termine:

  • informare già durante la gravidanza su quantità fisiologiche di colostro, capacità dello stomaco del neonato e normale calo di peso nei primi giorni;
  • privilegiare la spremitura manuale quando è necessario estrarre il latte;
  • utilizzare protocolli chiari per la supplementazione con formula quando realmente indicata;
  • sostituire i divieti sistematici sul ciuccio con un counseling personalizzato;
  • garantire il supporto precoce di professionisti esperti di allattamento entro le prime 48 ore dal parto.

I BENEFICI DELL’ALLATTAMENTO

L’allattamento materno è uno dei modi più semplici ed efficaci per proteggere la salute di un bambino, spiega l’OMS: fornisce i nutrienti essenziali, migliora il sistema immunitario e supporta lo sviluppo cognitivo. Per le madri l’allattamento al seno prolungato si associa ad un rischio ridotto di malattie come i tumori del seno e dell’ovaio e il diabete di tipo 2.

ANCORA AL DI SOTTO DEGLI OBIETTIVI RACCOMANDATI

Che cosa raccomanda l'OMS? L'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino, seguito dall'introduzione graduale di alimenti complementari, mantenendo l'allattamento fino ai due anni o oltre, se madre e bambino lo desiderano.

A livello globale sono stati fatti dei passi avanti, ma oggi ancora meno della metà dei bambini riceve un allattamento esclusivo per i primi sei mesi (era il 37 per cento nel 2012) e, in molti Paesi ad alto reddito, le percentuali sono ancora inferiori.

In Italia i risultati del Sistema di Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, indicano che nel 2025 il 44 per cento dei bambini fra 0 e 6 mesi ha ricevuto latte materno come alimento esclusivo, con grandi variabilità regionali. A 2-3 mesi il 62 per cento dei bimbi in provincia di Trento ha ricevuto esclusivamente latte materno nelle 24 ore precedenti la rilevazione, contro il 31 per cento dei bambini in Campania.

Le difficoltà incontrate nei primissimi giorni dopo il parto rappresentano una delle principali cause dell'abbandono precoce dell'allattamento.

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