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Pediatria

Vaccini, scarsa copertura e ritorno del morbillo: la responsabilità è anche del personale sanitario

Non solo genitori che dicono no ai vaccini. A contribuire alla diffusione di malattie prevenibili ci sono anche gli operatori sanitari, come dimostra la recente epidemia di morbillo in Toscana

Liquidare la questione del ritorno di alcune malattie come il morbillo, dando la colpa ai genitori che non vogliono fare i vaccini ai propri figli, è un racconto parziale della realtà. Ma andiamo con ordine: con i vaccini il concetto è semplice, più aumentano le persone che vi si sottopongono e maggiori sono le probabilità di eradicare la malattia. Dal momento però che molte delle infezioni transitano per ambulatori e ospedali è fondamentale che gli operatori sanitari siano immunizzati per non propagare ulteriormente la malattia. Nella realtà dei fatti invece -come sta accadendo in queste settimane in Toscana- una buona parte dei casi di contagio vede coinvolti medici e infermieri. Una vera e propria bomba ad orologeria -la possibilità che un operatore contagi altre persone è assai elevata- che accende i riflettori su un problema poco dibattuto: la vaccinazione negli operatori sanitari, ovvero medici, infermieri e personale addetto. E' quanto emerge dal congresso Medice Cura Te Ipsum in corso a Pisa e organizzato dalla Simpios (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie).

GLI OPERATORI SANITARI DEVONO VACCINARSI?

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