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28-04-2015

La storia di Gabriella Doneda: rimanere incinta dopo il cancro

Nel 2012 un tumore al seno triplo negativo, nel 2015 la nascita di due gemelli. Ma rimanere incinte dopo il cancro rimane un evento ancora poco frequente

Mi chiamo Gabriella, ho 39 anni e ho avuto un tumore al seno. Allora, il tumore al seno è entrato nella mia famiglia nel 2007 quando ha colpito mia sorella. Mia sorella aveva 37 anni, purtroppo preso troppo tardi e mia sorella non ce l'ha fatta. Quattro anni dopo la sua malattia anche io mi sono ammalata, facevo proprio a causa della sua malattia, facevo sempre controlli, i medici si stupivano di vedere una ragazza giovane, perché avevo 35 anni, di vedere una ragazza giovane fare la mammografia. A 37 anni ho scoperto anch'io di avere un nodulo al seno che poi si è rivelato maligno. Quadrantectomia e poi giro di valzer nel girone infernale, che è l'oncologia, le chemio sono faticose. Per ora va tutto bene, speriamo di rimanere in quella parte della statistica che dice che tra dieci anni andrà ancora tutto bene. La corsa è bella, è divertente, appagante, ti dà una carica incredibile. Io prima di iniziare questo progetto, andavo a correre la mattina alle 6, prima di andare in ufficio. Arrivavo in ufficio con una scarica di adrenalina.. le mie colleghe non mi sopportavano. Sei ancora andata a correre. La corsa ti dà una marcia in più e poi questa idea di riuscire a superare i propri limiti che mi affascina. Comunque 42 km non sono pochi, però forse proprio questo, è una vera sfida. Secondo me per le donne che hanno vissuto un'esperienza come la mia, del tumore, della malattia, anche della perdita di una persona così importante, non c'è una sfida che ti fa paura. A me la fatica piace, mi fa sentire viva, mi fa sentire potente, mi fa sentire che ce la faccio. La prima volta mi ricordo, ho corso 15 minuti, ho detto è impossibile, non ce la farò mai. Poi ogni giorno allunghi un pochettino, aumenti, inizi a percorrere distanze. Per tutti quelli che corrono, la maratona di New York è un mito. Cosa penso prima di partire? Penso che ce la faccio. Che sarà dura, ma che alla fine vinco io. Però non bisogna mollare, perché comunque dopo la malattia si può ricominciare a vivere in una maniera diversa. Io non sono la Gabriella che ero prima. Assolutamente. Tante cose sono cambiate dentro e fuori di me. Il mio fisico non è più lo stesso perché comunque la chemioterapia ti mette veramente alla prova e ti lascia anche tanti strascichi, di cui magari si parla poco, un pò anche per pudore. Però io penso che sono una Gabriella nuova. Mi piace tanto questa nuova Gabriella. Mi piace questa nuova Gabriella perché è come il giunco che passa la piena, ma il giunco resiste, perché ha imparato a piegarsi alle cose della vita. È questo che la corsa significa per me, è riprendermi qualcosa che il tumore non mi ha potuto togliere. Mi ha tolto tanto, qualcosa non tornerà più, però io continuo a lottare e cerco di riprendermi qualcosa, un chilometro alla volta, un passo dopo l'altro. Nothing stops pink. Dobbiamo continuare a sperare che possiamo sconfiggere questa malattia e continuare ad andare avanti, continuare a correre soprattutto.