Questa è la storia di Viviana, una delle Pink Ambassador che nel 2025 hanno partecipato alla maratona di Atene. La sua è una delle testimonianze contenute nel documentario “Kairós. Le Pink Ambassador verso Atene”, il documentario prodotto da Bonfire, che andrà in onda domenica 8 marzo alle ore 10.20 su Real Time, canale 31.
Due mesi alla partenza della maratona di Atene. Viviana parla e sorride. L’emozione è già lì, sotto pelle.
«Saremo in dieci. Ognuna farà la sua gara, ma essere sulla linea di partenza insieme sarà un momento fortissimo. Ognuna arriverà con il suo bagaglio… con la sua zavorra. Poi si parte e ognuna fa la sua strada, perché è giusto così».
Quelle dieci donne sono tutte parte del progetto Pink Ambassador di Fondazione Umberto Veronesi. E Atene, nel 2025, è la quinta maratona di Viviana.
DIECI ANNI DALLA DIAGNOSI
«Non sono mai stata una sportiva, ho cominciato a correre per prendermi cura di me». Era il 2020 quando, durante un allenamento, incrocia una ragazza con una maglietta rosa. Sopra, un messaggio potente. Viviana chiede informazioni, si candida al progetto. E inizia una storia che oggi la porta a correre ad Atene, quasi dieci anni dopo la diagnosi di tumore al seno.
«Per me questa maratona è molto significativa. Arriverà a quasi dieci anni dalla mia diagnosi… mi viene da piangere solo a pensarci». Non è solo una gara. È un punto sulla linea del tempo. Un prima e un dopo che si tengono per mano.
SENZA BISOGNO DI SPIEGARE
«Avere fatto parte del progetto Pink Ambassador vuol dire allenarsi con donne che hanno affrontato un tumore femminile. Quando siamo lì in dieci, sappiamo che tutte abbiamo vissuto quella cosa. Non c’è bisogno di raccontarsela». C’è una forza silenziosa che unisce. Uno sguardo basta.
Con loro c’è anche l’allenatore, tecnico FIDAL, abituato ad atleti professionisti ma capace di entrare in sintonia con queste donne straordinarie. «È una persona umanamente straordinaria, oltre che un tecnico superpreparato». Sulla maglia di quest’anno c’è scritto: “Orgogliosa di essere una Pink Ambassador”.
«Era come se me lo fossi tatuato. A volte la indosso anche quando corro da sola a Bologna, la mattina. Mi dà forza. E sono contenta se qualcuno legge: “Niente ferma il rosa, niente ferma le donne”. È un messaggio straordinario».
UN TIFOSO SPECIALE
«Circa dieci anni fa mi sono scontrata con il tumore al seno. Ero diventata mamma da poco, quindi le mie paure erano rivolte soprattutto al futuro di mio figlio Giulio, che non aveva neanche tre anni. Con lui e con tutti ho cercato di continuare la mia vita come se non fosse cambiato niente, anche se era cambiato tutto. Lo andavo a prendere a scuola e facevo le solite cose con lui, anche se magari la mattina ero stata in ospedale a fare le terapie».
Quando Giulio è cresciuto, Viviana gli ha raccontato tutto. Oggi lui sa. Sa della malattia e sa che sua madre è una Pink Ambassador. È andato a fare il tifo a New York. Per Atene avrebbe voluto saltare qualche giorno di scuola – richiesta respinta. Ma a New York le aveva scritto un biglietto: “My mom is strong”. Giulio sorride: «L’ho detto per farti coraggio, se no non la finivi la gara».
IL GIORNO DELLA GARA
La coach le guarda prima dello start: «Siete qui in rappresentanza di tutte le Pink d’Italia. Godetevi questo viaggio. Ci vediamo all’arrivo».
La corsa è fatica. È respiro corto. È strada che sembra non finire mai.
E poi sono abbracci. L'arrivo in un luogo carico di significato come lo Stadio Panatenaico di Atene.
Viviana lo dice così:
«Quello che ti porta alla linea di partenza è tutto quello che hai fatto prima. È disciplina. È essertelo meritato quel pettorale. C’è un lavoro dietro, una conquista».
La maratona insegna una cosa semplice e radicale: fare tutto quello che si può fare. «Poi le cose non sempre vanno come vogliamo. Ma abbiamo dato il massimo. Questo è il grande insegnamento delle maratone». Ride. «Tant’è che adesso, quando ne finisco una, penso già a quando sarà la prossima. Sono entrata in un girone infernale!».
UN TRAGUARDO CHE VA OLTRE I 42 CHILOMETRI
Atene non è solo la quinta maratona di Viviana. È un anniversario silenzioso. È la prova che il tempo può diventare alleato. È la dimostrazione che la cura non è solo terapia, ma anche movimento, condivisione, progetto.
È un pettorale conquistato passo dopo passo.
È un figlio che dice: “My mom is strong”.
È una maglia rosa che diventa pelle.
E soprattutto è un messaggio che corre più veloce di qualsiasi cronometro: niente ferma il rosa, niente ferma le donne.

