È considerata una delle frontiere più incoraggianti della lotta al cancro. L’immunoterapia, che punta a rafforzare le difese del sistema immunitario contro il tumore, s’appresta a scrivere nuovi capitoli dell’oncologia medica. Dopo essersi affermata nella lotta al melanoma, oggi mostra importanti risultati anche per la cura del tumore del polmone, che nel 2016 colpirà oltre quarantunomila italiani e che resta la prima causa oncologica di morte. Le notizie incoraggianti giungono da Copenaghen, dove si è appena concluso il congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo).
IL FUTURO DELL’IMMUNOTERAPIA
Si chiama Pembrolizumab la molecola che si spera contribuirà a riscrivere la storia terapeutica del tumore al polmone. Finora era la chemioterapia la prima opzione per contrastare la progressione della malattia non a piccole cellule (la forma più frequente, che colpisce anche i non fumatori) in stadio avanzato. Già dai prossimi anni, invece, l’approccio potrebbe mutare in maniera radicale per molti malati.
Come si evince da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto su 305 pazienti provenienti da 16 Paesi e affetti da un tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata, l’immunoterapia a base di Pembrolizumab ha evidenziato risultati migliori rispetto alla chemioterapia.
In particolare, una sopravvivenza di 10,3 mesi rispetto ai sei mesi con gli antitumorali già in uso e una sopravvivenza globale a sei mesi dell’80,2 per cento rispetto al 72,4 per cento. Il tasso di risposte si è rivelato essere più alto nei pazienti trattati con pembrolizumab e gli eventi avversi di ogni grado meno frequenti.






