Calcoli renali più «lontani» con la dieta mediterranea
Uno studio condotto su quasi 200mila persone evidenzia che chi segue una dieta mediterranea ha un rischio più basso di ammalarsi di nefrolitiasi
«I calcoli renali? Per metà sono dovuti a una predisposizione genetica, per metà alle nostre scelte alimentari». Alzi la mano chi, tra coloro che convivono con questo problema, non abbia ricevuto questa risposta da un medico almeno una volta nella vita. La nefrolitiasi - malattia caratterizzata dalla formazione ripetuta nel tempo dei calcoli renali - è un disturbo annoso e non risolvibile in maniera definitiva. Se non se ne soffre già, però, l'opportunità di fare prevenzione esiste. La scelta degli alimenti che portiamo a tavola è infatti rilevante per evitare la formazione dei calcoli. Oltre che da un adeguato consumo di acqua, la soluzione più efficace è data dalla dieta mediterranea, considerata lo schema alimentare «migliore» per la nostra salute. Anche, come svela uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, per la prevenzione della calcolosi renale.
La calcolosi renale è una condizione molto diffusa nella popolazione generale (riguarda all'incirca 9 italiani su 100). Oltre a essere fastidiosa per chi ne soffre, può nel tempo aprire la strada a problematiche anche più gravi, come per esempio l'insufficienza renale cronica. I calcoli sono simili a piccoli «sassi» che si formano all'interno dei reni quando le sostanze presenti nelle urine diventano troppo concentrate e si accumulano sotto forma di materiale solido. Possono rimanere nel rene oppure spostarsi lungo gli ureteri, raggiungere la vescica ed essere eliminati con le urine. Si differenziano in base alle dimensioni, alla composizione, alla forma, al colore. Alcuni, sono piccoli come granelli di sabbia (la cosiddetta «renella»). Altri possono crescere di volume. La loro composizione è varia. I più comuni sono formati da calcio, sotto forma di ossalato o anche di fosfato. In alternativa, i calcoli possono essere composti da acido urico (solitamente lisci, marroni e più morbidi), da cistina (di colore giallo, somigliano più a dei cristalli che a delle pietre) e da fosfato di ammonio e magnesio (struvite). Quando i calcoli sono piccoli, spesso riescono ad attraversare le vie urinarie e a essere espulsi, a volte senza che la persona se ne accorga. Diverso invece è il decorso quando un calcolo rimane bloccato nel rene o non riesce a farsi strada verso l’esterno. In questi casi il passaggio più difficoltoso determina la comparsa di una dolore persistente nella parte bassa della schiena e dell’addome, di nausea e sangue nelle urine (scopri come trattare i calcoli renali).