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Alimentazione

Integratori: se i benefici dipendono soltanto dalla nostra mente

Chi fa uso di integratori senza una necessità spesso segnala un miglioramento del proprio stato di salute che non è però clinicamente rilevabile

Spesso chi fa uso di integratori, dopo averli assunti, dichiara di sentirsi meglio rispetto a prima. Ma questa sensazione non sempre è legata a un reale beneficio indotto da compresse e bustine. Bensì, da un meccanismo psicologico che porta la nostra mente a propendere verso l’effetto desiderato. Ovvero, quello che spinge a ricorrere a un integratore anche quando non è necessario o nei frangenti in cui la risposta a un malanno andrebbe cercata in altre soluzioni. È quello che in medicina viene definito effetto placebo e che ribadisce come il rituale del trattamento sia un aspetto di cui il consumatore tiene conto anche nel momento in cui fa il pieno di vitamine e minerali.

INTEGRATORI: BENESSERE REALE O IMMAGINARIO?

La conferma di quanto l’effetto placebo vada tenuto in conto quando si valuta l’efficacia degli integratori - quasi mai dimostrata nell’ambito degli studi clinici - giunge da uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. Con l’obbiettivo di verificare la corrispondenza tra lo stato di salute segnalato dai consumatori e le loro reali condizioni cliniche, i ricercatori hanno raccolto le informazioni riportate in un’indagine sulla salute del National Institute of Health (NIH) su oltre 21mila adulti. Tra loro, assuntori e non di integratori multivitaminici. Gli autori hanno tenuto conto di quanto riferito dai cittadini relativamente al proprio stato fisico, alla loro dieta e al bisogno (percepito) di ricorrere a integratori di vitamine e minerali, alla presenza o meno di una o più malattie (cancro, elevata pressione sanguigna, malattie coronariche, Bpco, asma, diabete, artrite, epatite e insufficienza renale) o altre condizioni (allergie cutanee o alimentari, reflusso gastroesofageo, raffreddore, rinite allergica, gola infiammata, nausea e vomito, problemi neurologici, distorsioni, mal di testa ricorrenti e dolore cronico). A queste informazioni, gli studiosi hanno aggiunto quelle tratte da un test per misurare il distress psicologico nell’ultimo mese. Il tutto è stato poi incrociato con i dati riguardanti l’uso di integratori a base di antiossidanti nell’anno precedente. Risultato? I più assidui consumatori di vitamine e minerali in capsule o bustine hanno segnalato uno stato di salute migliore rispetto al resto della popolazione. Ma il beneficio riferito non è stato supportato da una reale differenza nell’incidenza e nel decorso delle malattie indagate. 

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