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«Beva succo di ananas, la risonanza verrà meglio»

pubblicato il 20-11-2014
aggiornato il 07-02-2017

Si affermano come mezzo di contrasto i succhi di frutta per l’esame delle vie biliari. Il migliore è il mirtillo nero con mela, meno bene la spremuta d’arancio

«Beva succo di ananas, la risonanza verrà meglio»

La notizia che si impieghi succo di ananas come liquido di contrasto per la risonanza magnetica ha stupito tutti. Qualcuno ha anche capito che venga iniettato in vena. No, va semplicemente bevuto come sostituto, molto piacevole, di un “beverone” poco gustoso, e ha un’applicazione precisa e limitata: va impiegato soltanto in caso di una colangiografia in risonanza magnetica. Ossia: un esame radiologico delle vie biliari. La notizia arriva dal policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna e per chiarirne i contorni e la precisa applicazione parliamo con la responsabile dell’unità operativa di radiologia, Rita Golfieri. Che premette subito: «Per quelli del settore non è una novità, si fa in tanti altri centri. Un primo studio pilota uscì nel 2004, noi siamo partiti dopo uno studio multicentrico brasiliano, del 2011. E, in effetti, funziona». Ma in che senso?

 

MEGLIO VISIBILE IL COLEDOCO

Di solito per avere un’istantanea più dettagliata delle vie biliari si usa il Lumirem, composto di ferro, metile e propile paraidrossibenzoato di sodio, non proprio gradevole da ingerire. «Il liquido di contrasto si usa per opacizzare le vie biliari che confluiscono nel duodeno. Così divengono visibili tramite la risonanza», spiega Golfieri. «Ma accade che il succo gastroduodenale possa oscurare il coledoco, che rappresenta il tratto finale delle vie biliari che sbocca nel duodeno. Ora si è constatato che il succo di ananas abbatte il segnale del succo gastroduodenale e rende dunque visibile anche questa parte.

Ma tanti altri succhi di frutta sono stati provati, diversi funzionano». Ma perché utilizzare i succhi, e a chi è venuta in mente questa idea? «Contengono il manganese, che è un “paramagnetico” che meglio evidenzia i tessuti. A partire sono stati i chimici. Qui in Italia, per esempio, molti usano il succo di mirtillo, che è anche migliore». Esiste anche un vantaggio economico, legato all’utilizzo di questi mezzi di contrasto “alternativi”. Il settore amministrativo del Sant’Orsola ha fatto i conti di spesa: «Siamo passati da 14mila euro a 380 euro», dichiara Marco Storchi, responsabile dei servizi di supporto alla persona.

 

PER QUALI MALATI?

Nelle ricerche sul tema vengono passati in rassegna vari succhi di frutta. A chi la palma del migliore? «Quello che rende più trasparenti le immagini è il mirtillo nero misto a mela», risponde Rita Golfieri. Poi c’è il mirtillo nero da solo, seguito dal succo di mora e da quello di ananas. È in uso nelle radiologie anche il succo di arancia, che però cancella meno il segnale del succo gastroduodenale». Infine, quali malati possono godere di questa gradevole innovazione? «Chi ha calcoli alla colecisti, soffre di colangiti, chi è stato operato alle vie biliari e chi ha subito un trapianto di fegato. In un anno noi facciamo 400-500 risonanze magnetiche col succo di ananas».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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