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La saccarina può aumentare la glicemia

pubblicato il 01-10-2014
aggiornato il 18-09-2017

L'effetto, propedeutico all'insorgenza del diabete, sarebbe legato alla capacità dei dolcificanti artificiali di modificare la flora batterica

La saccarina può aumentare la glicemia

Per anni sono stati tra le prime risposte fornite dai dietologi ai pazienti che chiedevano ragguagli per perdere peso. Oggi, invece, sono finiti nel mirino della comunità scientifica per i presunti effetti dannosi a carico dell’organismo.

Sui dolcificanti artificiali manca ancora una verità univoca: l’assenza di calorie li renderebbe efficaci in una dieta dimagrante, ma alcune modificazioni apportate alla flora batterica intestinale sarebbero alla base di un aumento di glicemia, possibile causa dell’insorgenza del diabete.

LA SCOPERTA

L’ultimo rilievo giunge da una ricerca pubblicata su Nature, condotta in due step. Sui modelli animali s’è visto che topi nutriti con diete arricchite in dolcificanti presentavano alterazioni del metabolismo energetico, legate all’effetto dei dolcificanti stessi sulla composizione e sulla funzione dei batteri intestinali. Anche nell’esperimento condotto su sette volontari sani, l’impiego di saccarina ha indotto un aumento dei livelli di glicemia in metà dei partecipanti allo studio. E anche in questo caso, l’alterazione della flora microbica intestinale è stata individuata come il responsabile di questo effetto. ll gruppo di Suez ha infine studiato anche il microbiota intestinale di oltre quattrocento persone scoprendo che la popolazione batterica dei consumatori di dolcificanti era profondamente diversa da quella dei non consumatori. Inoltre il consumo di dolcificanti era correlato con livelli più elevati di glicemia.

IL RUOLO DEL MICROBIOTA

Tutto ciò porterebbe a pensare che il consumo dei dolcificanti artificiali meriti di essere ripensato. Nulla di fin troppo eclatante, se si considera che tutte le sostanze ingerite hanno un impatto sulla composizione del microbiota intestinale, oggi sempre più studiato per il possibile ruolo nell’insorgenza di diverse malattie: dalla depressione al diabete. In attese di ulteriori riscontri, non è comunque il caso di alimentare il panico. «Nemmeno tra le persone con il diabete - afferma Enzo Bonora, ordinario di endocrinologia all’università di Verona e presidente della Società italiana di diabetologia -: prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, occorrono ulteriori conferme. Di sicuro, però, non possiamo raccomandare l’uso dei dolcificanti al posto dello zucchero: per cui piccole quantità sono ben tollerate anche dai diabetici». 

DOLCIFICANTI: DOVE SI TROVANO?

I dolcificanti artificiali trovano ampio impiego nei cibi (come i dessert senza zucchero e le caramelle) e nelle bevande (soft drink e bevande senza zucchero) che vengono scelte dai consumatori per non ingrassare e sono raccomandati nei regimi ipocalorici. Evidenze certe dei loro effetti sulla salute non sono tuttavia disponibili, in quanto gli studi condotti finora hanno dato risultati contrastanti. «L’ultima ricerca lascia pensare a nuove prospettive terapeutiche nel campo del diabete - chiosa Giorgio Sesti, docente di medicina interna all’università Magna Graecia di Catanzaro -. Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà forse possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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