Cardiologia

Una figlia dopo un trapianto di cuore? Si può (ecco come)

pubblicato il 18-12-2018
aggiornato il 20-02-2019

Affrontare una gravidanza dopo un trapianto di cuore è possibile (con alcune accortezze). A «L'Ora della Salute» si parla di donazione e di trapianti d'organo

Una figlia dopo un trapianto di cuore? Si può (ecco come)

Era un evento eccezionale, fino a 25 anni fa. Oggi è una «evoluzione» che può essere caldeggiata, se il desiderio di maternità di una donna permane anche a seguito di un grave problema cardiaco, risolto con un trapianto di cuore. Diventare mamma dopo aver sostituito l'«organo della vita» rappresenta uno dei progressi più significativi registrati dagli specialisti dei trapianti, impegnati a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Così, se l'intervento chirurgico è considerato il primo passo per risolvere la disfunzione del muscolo cardiaco, la prospettiva della gravidanza è un elemento fondamentale per aiutare le donne a superare l'attesa di un organo.


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MAMME DOPO UN TRAPIANTO DI CUORE

A confermare la sicurezza dell'indicazione, è uno studio pubblicato sulla rivista Transplantation da cinque specialisti del Degasperis Cardio Center dell’ospedale Niguarda di Milano. La ricerca ha riguardato undici donne ma, nonostante l'esiguità dei numeri, rappresenta un campione robusto in assenza di uno specifico registro per monitorare le gravidanze nelle pazienti trapiantate. Dodici le gestazioni portate a termine, tra il 1985 e il 2016. In nessun caso si sono registrate complicazioni o episodi di rigetto gravi. Né tantomeno casi di cardiopatia tra i bambini nati da mamme trapiantate: un rischio esistente, dal momento che la metà delle mamme aveva ricevuto un cuore donato per risolvere una cardiomiopatia ereditaria. «Affrontare una gravidanza dopo un trapianto di cuore è possibile, a patto di avere di fronte una donna motivata, con un rigetto sotto controllo e disposta a programmare la nascita di un figlio per ridurre il rischio di complicanze - dichiara Maria Frigerio, direttore della cardiologia 2 del De Gasperis Cardio Center e coordinatrice della ricerca -. Il consiglio è quello di non andare oltre una gestazione, per non esporre la donna a un maggiore rischio immunologico».

COME CAMBIA LA VITA DOPO UN TRAPIANTO? 

DONAZIONE E TRAPIANTI A «L'ORA DELLA SALUTE»

Una di queste donne è Maria Fiore, oggi 51 anni (nella foto). Il suo primo trapianto di cuore risale al 1991, sette anni dopo i primi sintomi di una cardiomiopatia dilatativa. Nel 1996, a 29 anni, partorì Lucia Pia: il secondo nome quasi obbligato, per una famiglia residente a San Giovanni Rotondo. «Io e mia figlia abbiamo un rapporto indissolubile, ogni qual volta in cui la vedo mi tornano in mente i sacrifici fatti per metterla al mondo», racconterà la donna domenica prossima, nella seconda puntata de «L'Ora della Salute», dedicata al tema della donazione e dei trapianti d'organo (appuntamento alle 12,50 su La7 e in streaming, su www.la7.it). La sua sarà la storia d'apertura, per testimoniare quella che «è una vittoria della vita, una delle tante che portano chirurghi, infermieri, anestesisti e forze dell'ordine a lavorare ininterrottamente, per tutto l'anno», sostiene Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti (Cnt), che sarà in studio accanto a Marco Annoni (bioeticista e segretario del comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi). «La nascita di una nuova vita conferma che i trapianti sono in grado di guarire le malattie».


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IN ITALIA MOMENTO D'ORO PER I TRAPIANTI

L'Italia sta vivendo un momento d'oro, per il numero di organi donati e di interventi effettuati. «Oggi riusciamo a trapiantare quasi l'80 per cento dei pazienti che entrano in lista d'attesa, ma possiamo fare ancora di più - prosegue Nanni Costa -. La possibilità di dichiarare la volontà al prelievo dei propri organi durante il rinnovo della carta di identità sta avendo un ruolo cruciale nell'aumento del numero dei donatori». Stando ai dati al 30 novembre, sono 1.672 le persone decedute che hanno dato l'assenso al prelievo dei propri organi, 3.419 i trapianti effettuati (3.624 alla fine dello scorso anno). In calo - come testimonia il report del Cnt citato nelle fonti - le liste di attesa per i trapianti di rene


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FOCUS SULLE DONAZIONI DI SANGUE E MIDOLLO

In studio ci sarà pure Luca Santoleri, direttore del centro trasfusionale e del servizio di immunoematologia all’ospedale San Raffaele di Milano. Con lui e Annoni, che nel 2006 si è sottoposto alla donazione del midollo osseo, si parlerà per l'appunto di donazioni di sangue e di midollo. Spazio sarà dedicato alla campagna dell'Avis mirata a incrementare il numero dei donatori di plasma, elemento del sangue prezioso per ottenere farmaci per la cura dell'emofilia e di alcune malattie del fegato e dei reni. Tutte le puntate, dopo la messa in onda della domenica, saranno trasmesse in replica il sabato successivo su La7d (alle 7,50 della mattina). Chi non avrà avuto modo di seguire il programma in tv, potrà infine rivedere le singole puntate sulla pagina web de «L’ora della Salute» (clicca qui per aprirla). 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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