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Cardiologia

Venti minuti a piedi contro lo scompenso cardiaco

pubblicato il 17-12-2015
aggiornato il 24-02-2017

Uno studio su trentatremila uomini svedesi attesta che nei sessantenni una passeggiata quotidiana riduce del venti per cento il rischio di insufficienza dell'attività del cuore. Gli eccessi invece lo aumentano

Venti minuti a piedi contro lo scompenso cardiaco

Moderazione, con un esercizio aerobico di lieve o media intensità come una passeggiata, e costanza ovvero dedizione alla pratica sportiva tutti i giorni e per almeno ventiminuti, sono i fattori chiave per allontanare il rischio di scompenso cardiaco intorno ai sessant'anni di età. Lo attestano le conclusioni di un recente studio svedese, pubblicato on line sulla rivista Journal of the American College of Cardiology, Heart Failure.

 

LO STUDIO

Oltre trentatremila maschi, appartenenti al Cohort of Swedish Men, ultra o a ridosso dei sessant’anni sono stati monitorati dal 1998 al 2012 o fino alla comparsa di uno scompenso cardiaco, con l’intento di capire se l’attività fisica potesse proteggere il cuore da questa condizione, che interessa circa 23 milioni di persone nel mondo con percentuali in crescita con l’età. Così i partecipanti sono stati interrogati sul tipo di attività fisica, la periodicità della pratica intorno ai 60 anni e nei 30 anni precedenti e l’intensità moderata, media o intensa. Ne è emerso che anche nello sport il troppo stroppia: ovvero l’eccesso di sedentarietà o di ‘prestanza’ atletica danneggiano comunque il cuore. L’ideale, per mantenere il muscolo in salute, fanno sapere gli esperti, è una passeggiata a piedi o in bicicletta, di circa 20 minuti, a condizione che l’impegno fisico sia però quotidiano.

 

RIDUZIONE DEL RISCHIO

«Il nostro studio - dichiara Andrea Bellavia, ricercatore presso il dipartimento di medicina ambientale del Karolinska Institutet di Stoccolma - dimostra che la combinazione di camminata e tempo speso in questo tipo di moto, si associa a una riduzione del rischio di scompenso cardiaco del 21% e a una sopravvivenza più lunga libera dalla comparsa di questo evento». A riprova ne è il fatto che le persone avvezze a una pratica moderata, cui veniva fatta diagnosi di scompenso cardiaco nel corso dello studio, erano in media 8 mesi più anziane degli scompensati sedentari. Ma non solo: è stato possibile osservare che il rischio maggiore - intorno al 47% - era riscontrabile in maschi extra-sportivi o che svolgevano esercizi eccessivamente intensi - o ultra sedentari in cui le probabilità di incorrere in uno scompenso cardiaco arrivavano anche al 51%.

 

CONTANO MOMENTO E TIPO DI ATTIVITA’

Non tutte le attività, anche se moderate, sono ugualmente benefiche per il cuore. Infatti secondo lo studio i lavori domestici o una attività alla scrivania non sortirebbero effetti protettivi, così come essere stati dei grandi sportivi da giovani, all’età di 30 anni, non darebbe una garanzia sulla possibilità di ritardare o evitare lo scompenso nei decenni successivi. In buona sostanza, la sola azione preventiva deriverebbe dall’attività fisica svolta a ridosso degli anni più a rischio di scompenso: «Potremmo affermare – conclude Bellavia – che il moto attuato in tempi ‘recenti’, cioè cominciato anche avanti negli anni, è un fattore protettivo più importante di una attività fisica che risale dunque ai tempi di gioventù, a condizione però che si tratti di una passeggiata a piedi o in bicicletta di non meno di 20 minuti».


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