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Ginecologia

Con il vaccino HPV si può dire addio al tumore della cervice uterina

pubblicato il 19-10-2020

Uno studio svedese conferma: vaccinarsi contro l'HPV riduce il rischio di ammalarsi di tumore del collo dell'utero. Profilassi precoce più efficace

Con il vaccino HPV si può dire addio al tumore della cervice uterina

Le donne vaccinate contro il papillomavirus (HPV) hanno un rischio inferiore di ammalarsi di tumore della cervice uterina. Si irrobustisce il bagaglio di dati che sostiene l'efficacia della prevenzione vaccinale per ridurre il carico delle neoplasie del collo dell'utero (circa 2.700 le diagnosi annue in Italia). L'ultima conferma giunge da uno studio svedese, pubblicato sul New England Journal of Medicine: il più ampio finora condotto con l'intento di valutare l'azione profilattica garantita dal vaccino offerto gratuitamente a tutti gli adolescenti tra gli 11 e i 12 anni di età. Dal lavoro, condotto da un gruppo di epidemiologi e statistici del Karolinska Institutet, emerge che l'efficacia dell'antidoto è tanto maggiore quanto più precoce è la sua somministrazione. 


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LE MALATTIE PROVOCATE DALL'HPV

L’infezione da papillomavirus di per sé è molto diffusa. Si stima che la gran parte delle persone sessualmente attive entri a contatto con il virus, che solitamente viene debellato dal sistema immunitario in breve tempo. Essere positivi all'HPV non vuol dire essere ammalati, ma è un'indicazione preziosa per sottoporsi ai controlli opportuni e ridurre le possibilità di ammalarsi in futuro. In una percentuale ridotta di casi, infatti, l’infezione permane e può dare luogo a malattie benigne, come condilomi e verruche, e a lesioni che nel corso degli anni possono trasformarsi in un carcinoma. Almeno 9 tumori cervicali su 10, infatti, sono dovuti all’HPV. Considerando che in questo caso c'è però un vaccino efficace, si può affermare che nessun altro tumore consente una tale strategia preventiva, che oggi passa attraverso i tre tipi di vaccini disponibili, denominati in base al numero di ceppi di HPV contro cui agiscono: bivalente, quadrivalente e nonavalente (protegge da un maggior numero di virus in grado di «deviare» la replicazione cellulare in chiave tumorale). 

IL VACCINO PROTEGGE DAL TUMORE DEL COLLO DELL'UTERO

L'efficacia della vaccinazione HPV viene misurata soprattutto in relazione ai casi di tumore del collo dell'utero. Ai diversi riscontri già ottenuti, adesso si aggiunge l'ultimo proveniente dalla Svezia. Con una differenza di non poco conto, rispetto agli studi precedenti. Se finora ci si era concentrati soprattutto nel verificare la relazione tra la vaccinazione e la comparsa di condilomi, verruche e lesioni precancerose, in questo caso i ricercatori sono andati a verificare l'impatto della profilassi vaccinale sulle diagnosi oncologiche: considerate la conseguenza più severa dell'infezione. Le conclusioni hanno confermato quanto emerso dai lavori precedenti. Le donne vaccinate hanno una probabilità «significativamente» inferiore di sviluppare un tumore del collo dell'utero. E l'effetto è tanto più evidente quanto più precoce risulta la vaccinazione


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LA CONFERMA DAI NUMERI

I ricercatori hanno osservato quasi 1.7 milioni di ragazze svedesi per oltre due lustri: nell'arco di tempo compreso tra 10 e 30 anni. Oltre 500mila di queste donne erano state vaccinate contro l'HPV, nella maggior parte dei casi prima della maggiore età. Registrando il il decorso delle loro condizioni di salute, gli scienziati hanno rilevato una forte discrepanza delle diagnosi di tumore del collo dell'utero tra le donne vaccinate e quelle che non lo erano. Nel primo gruppo, ad ammalarsi sono state in 19. Nel secondo, 538. Un divario significativo, che ha portato gli esperti a stimare «una riduzione del rischio dell'88 per cento tra le ragazze protette nei confronti del papillomavirus (HPV)». Mentre tra coloro che erano ricorse alla vaccinazione di «recupero», le probabilità di ammalarsi sono risultate dimezzate (nel confronto con le donne non vaccinate). Spiega Par Sparen, epidemiologo del Karolinska Institutet e coordinatore dello studio: «La maggiore protezione di cui godono le ragazze protette in giovane età può essere spiegata con le minori probabilità di essere entrate a contatto con il virus prima della vaccinazione». Se da una parte la profilassi è raccomandata anche a chi ha già avuto un'infezione da HPV, in caso di nuovo contatto, è vero però che l'antidoto non ha un effetto terapeutico nei confronti delle possibili conseguenze di una precedente infezione. 

LA VACCINAZIONE HPV E' EFFICACE
ANCHE NEI MASCHI? 

PROTEZIONE MASSIMA CON IL VACCINO NONAVALENTE

Motivo per cui, prima si corre ai ripari, meglio è. L’HPV è infatti un virus - se ne conoscono un centinaio di tipi diversi, fra cui almeno 12 sono stati classificati oncogeni: ovvero capaci di provocare un cancro - molto diffuso fra le persone giovani con una attività sessuale non protetta con più partner. Nella maggior parte dei casi l’organismo se ne libera e l’infezione, che non dà sintomi, scompare senza che la persona si accorga di averla avuta. Ma se il virus permane, l’infezione diventa cronica ed è in questi casi che può portare, nel tempo, a lesioni pretumorali e, poi, al cancro. A influire sul rischio di cronicizzazione concorrono vari fattori: più esposte sono le persone con un sistema immunitario compromesso e le fumatrici. Dei diversi vaccini disponibili, il più efficace è il nonavalente, che previene l’infezione da nove tipi di virus (Hpv6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58) ed è considerato lo scudo più ampio rispetto alla malattia oncologica.


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HPV E TUMORE DEL COLLO DELL'UTERO: UN WEBINAR PER SAPERNE DI PIU'

All'importanza della vaccinazione HPV per la prevenzione del tumore del collo dell'utero è dedicato il prossimo webinar organizzato da Fondazione Umberto Veronesi. Appuntamento mercoledì 21 ottobre alle 12 con Mario Preti, ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino e membro del comitato scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. Il webinar sarà trasmesso in diretta sui profili Facebook e Youtube di Fondazione.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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