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Ginecologia

Si può fare il trapianto di utero?

pubblicato il 04-02-2014
aggiornato il 26-01-2017

In Svezia nove donne hanno superato l’intervento sperimentale. Annunciati i primi tentativi di fecondazione

Si può fare il trapianto di utero?

Gli ultimi a suscitare scalpore sono stati i trapianti di mano e di volto, ma la lista di organi e tessuti «sostituibili» non accenna a chiudersi, conseguenza di tecniche chirurgiche sempre più sofisticate che consentono ai medici addirittura di inventarsi nuovi interventi. Come ha fatto l’équipe di ostetricia e ginecologia dell’Università di Gothenburg, in Svezia, mettendo a segno nove trapianti di utero «senza guardare su alcun testo di medicina», stando a quanto dichiarato.

Perchè, in effetti, non c’erano casi precedenti a fare da modello, seppure di trapianto d’utero si parli già da un decennio e chirurghi in più angoli del mondo stiano cercando di metterlo a punto. E’ bene sottolinearlo: si tratta di un intervento sperimentale, molto complesso, da perfezionare e che solleva ancora dubbi. Perchè è diverso dagli altri interventi di trapiantologia a livello concettuale: si trapianta l’organo non per salvare la vita, ma per dare la vita. Il traguardo ultimo, infatti, è proprio quello di una maternità altrimenti impossibile.

 

LA PRIMA GRAVIDANZA

A sottoporsi all’intervento sperimentale, dal settembre 2012, sono state nove donne senza utero dalla nascita (per agenesia mulleriana, una malattia congenita) o dopo isterectomia completa (per carcinoma ovarico), che hanno ricevuto l’organo da donatore vivente - in questo caso, le rispettive madri.

A distanza di quasi due anni, i medici svedesi hanno annunciato che le trapiantate stanno tutte bene, hanno il ciclo mestruale, sono potenzialmente fertili ma non possono comunque concepire in modo naturale perchè le tube di Falloppio non vengono collegate all’utero. Ora il prossimo passo è la fecondazione assistita.

«Non abbiamo ancora la prova che, alla fine di questo lungo percorso, le donne potranno portare a termine una gravidanza e il neonato sarà sano – ci aiuta a capire Eleonora Porcu, responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione medicalmente assistita del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna – I farmaci antirigetto, assunti dopo il trapianto, non sono un trattamento auspicabile durante la gestazione e potrebbero causare aborto»

 

E’ TEMPORANEO

A differenza di cuore, fegato, reni o polmone, l’utero trapiantato non rimane nel ventre tutta la vita: portata a termine l’eventuale gravidanza, viene rimosso. L’iter completo, quindi, prevede che la donna si sottoponga a un nuovo intervento, altrettanto invasivo. Secondo i medici, però, non ci sarebbero alternative nè ora nè auspicabili in futuro: meglio un secondo intervento che sforzi terapeutici per conservare un organo non necessario alla sopravvivenza ma impiantato solo a scopo riproduttivo.

 

NESSUNA OPZIONE

Oltre al dibattito etico sollevato, se sia giusto o meno ricorrere a interventi così estremi per una gravidanza, nasce un altro quesito: a fronte dei numerosi rischi, quante donne sarebbero disposte ad affrontare un percorso così invasivo per il desiderio di un figlio proprio? Difficile stabilirlo. Certo è che l’isterectomia è tra gli interventi ginecologici più diffusi al mondo, seconda solo al taglio cesareo. «La possibilità di perdere l’utero è associata a varie patologia tra cui tumore alle ovaie e alla cervice ed endometriosi, un disturbo sottostimato. Potrebbe interessare fino al 2-3 per cento delle donne in età fertile – conclude la specialista.


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