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Francesca Borsetti
pubblicato il 31-07-2023

Spegnere KRAS per fermare il tumore al polmone



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Il gene KRAS è spesso mutato nel tumore al polmone, ma una specifica “modifica” della proteina corrispondente potrebbe aprire la strada a nuove terapie: la ricerca di Maximilian Kramer-Drauberg

Spegnere KRAS per fermare il tumore al polmone

Una delle caratteristiche più frequenti del tumore al polmone è la presenza di mutazioni al gene KRAS, responsabile della produzione di una proteina che regola la crescita e la divisione cellulare. Quando KRAS subisce una mutazione, la proteina prodotta può diventare attivarsi in modo incontrollato, causando proliferazione cellulare incontrollata e sviluppo del tumore. Inoltre, la presenza di mutazioni di KRAS può rendere inefficaci alcune opzioni di trattamento e occorre sviluppare nuove strategie per colpire i tumori.

Maximilian Kramer-Drauberg è ricercatore l’Università di Torino, dove studia come “bloccare” la proteina KRAS mutata grazie all’ossidazione di uno specifico amminoacido. Il suo progetto sarà sostenuto per il 2023 da una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi.

 

Maximilian, come nasce l’idea del vostro lavoro?

«Uno dei principali responsabili dello sviluppo tumorale è la mutazione del fattore KRAS. Questa alterazione causa la produzione di una proteina anomala sempre attiva, che può stimolare la crescita cellulare incontrollata. Purtroppo un'inibizione persistente del fattore KRAS mutato non è ancora praticabile: per questo motivo sono necessari nuovi approcci per contrastarne l’attività. Durante il mio dottorato in Canada, ho scoperto un tipo di modificazione ossidativa in grado di inibire il gene l'omologo di KRAS nell’organismo C. elegans (un nematode usato in tutto il mondo come organismo modello N.d.R.). La scoperta ha rafforzato il mio desiderio di esplorare questo tipo di ossidazione e la sua capacità di inibire il KRAS umano mutato».

Come intendete portare avanti la ricerca?

«In collaborazione con la Prof.ssa Chiara Ambrogio, scienziata di spicco nel campo della ricerca su KRAS, abbiamo confermato che anche l’oncogene KRAS umano (cioè il gene che, se mutato, favorisce lo sviluppo tumorale N.d.R.) è inibito dall'ossidazione. Utilizzando modelli in vitro e modelli di topi geneticamente modificati, stiamo ora esplorando composti che causano l'ossidazione di KRAS e che potrebbero portare allo sviluppo di un farmaco anti-KRAS mutato da utilizzare anche per l’uomo».

Qual è la tua giornata tipo in laboratorio?

«Di solito la mia routine quotidiana al Centro di Biotecnologie Molecolari di Torino inizia controllando le pubblicazioni più recenti, poi mi confronto con il mio studente Ettore e pianifico gli esperimenti per la giornata. L'MBC è un luogo molto aperto e amichevole, dove scienziati con formazioni diverse si incontrano in un ambiente dinamico e collaborativo».

L'Italia non è un posto facile per gli scienziati: perché hai scelto di lavorare qui?

«Durante il mio dottorato presso la McGill University in Canada ho studiato il gene KRAS in C. elegans. Per portare avanti questa ricerca nell'uomo, mi sono iscritto all'iniziativa online RAS, una piattaforma che mette in contatto i ricercatori che studiano questo tema. Ho iniziato a confrontarmi con la professoressa Chiara Ambrogio e sono rimasto entusiasta della nostra visione convergente e delle competenze comuni, è stata un’opportunità ideale per il mio percorso di ricerca».

Sei venuto in Italia con la famiglia?

«Sì, sono felicemente sposato da sette anni e ora abbiamo tre bambini: Fiona di sei anni e i gemelli Lorenz e Ophelia di tre. La vita familiare mi ha portato una grande gioia e appagamento che va al di là di quanto avessi mai pensato. Trasferire la mia nuova famiglia da Montreal a Torino è stata una sfida impegnativa, soprattutto nei primi giorni di Covid: ma ne è valsa la pena, vista l'opportunità di vivere in Italia, il Paese più bello del mondo. Ora abitiamo sulle colline sopra Torino ed è meraviglioso vedere i nostri figli crescere immersi nella cultura italiana. Siamo stati travolti dal punto di vista burocratico, ma abbiamo goduto della gentilezza degli italiani che ci hanno aiutato a superare questo percorso a ostacoli».

Quando hai capito che la tua strada era quella della ricerca?

«Ho capito che la mia ricerca avrebbe potuto avere un impatto profondo quando ho scoperto che l'ossidazione di una specifica cisteina può inibire il KRAS mutato, uno dei principali responsabili del cancro umano. Così ho deciso di dedicare la mia vita alla scienza e di lavorare per trovare una cura per i tumori causati da KRAS. Sono convinto che grazie alla scienza saremo in grado di aumentare drasticamente l’aspettativa di vita e di trattare malattie ora incurabili».

Percepisci sentimenti antiscientifici nei confronti della del tuo lavoro?

«Ritengo che la sinergia tra scienza e società sia fondamentale per favorire un buon rapporto tra le due e per produrre progressi significativi. Ad esempio, un evento come la Notte Europea dei Ricercatori rappresenta una grande opportunità per comunicare il nostro lavoro al pubblico e per evidenziare i benefici che può apportare alla salute pubblica e individuale».

Come ti vedi tra dieci anni?

«Tra dieci anni vorrei essere a capo di una ricerca innovativa sul cancro, in qualche azienda affermata o in una start-up. Vorrei continuare a sviluppare nuove idee e a sperimentare tecniche all’avanguardia. Al di fuori del lavoro, il mio sogno sarebbe fare immersioni e navigare nei Caraibi, vista la mia passione per la vita oceanica».

Maximilian, quali sono i tuoi tre principali pregi e quali i tuoi difetti?

«Le mie qualità sono la perseveranza, la gentilezza e il pensiero logico-razionale. I miei difetti sono la perseveranza, la capacità di gestire lo stress e il perfezionismo».

Cosa fai nel tempo libero?

«Sono un appassionato di ciclismo. Il resto del mio tempo libero lo trascorro giocando con i miei figli».

Cosa vorresti dire alle persone che scelgono di donare a sostegno della ricerca scientifica?

«La pandemia ci ha dimostrato che la scienza può compiere imprese incredibili. Il sostegno dei nostri donatori ci permette di portare avanti nuove idee e di far progredire la scienza. Grazie di cuore per questo contributo finanziario e per questa preziosa opportunità». 


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