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L'esperto risponde

«C'è un farmaco che potrebbe aiutarmi a smettere di fumare?»

pubblicato il 28-04-2021

Oltre alla nicotina farmaceutica, esistono tre farmaci (vareniclina, bupropione, citisina) che possono essere assunti per smettere di fumare

«C'è un farmaco che potrebbe aiutarmi a smettere di fumare?»

Ho 62 anni e, nonostante fumi da oltre quarant'anni, ho deciso che vorrei provare a smettere. Vista ormai l'abitudine, dubito però di poter smettere da sola. Ci sono dei farmaci che potrebbero aiutarmi?

Federica F. (Viterbo)

Risponde Chiara Veronese, farmacologa della struttura di pneumologia dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

 

Quando parliamo di tabagismo, intendiamo una forte dipendenza che s’instaura in seguito al consumo di nicotina, la sostanza psicoattiva presente nel tabacco. A oggi, nonostante i 7 milioni di morti l’anno nel mondo e gli innumerevoli studi che dimostrano la forte dipendenza e i gravissimi danni alla base del consumo di sigarette, questa deleteria abitudine viene ancora declassata a «brutto vizio», portando così il fumatore a pensare che basti solamente la propria volontà per smettere. Purtroppo, spesso non è così.

Tantissimi fumatori, infatti, non riescono a smettere nonostante le buone intenzioni e le forti motivazioni che li spingono verso questa direzione: come per esempio il loro stato di salute, il risparmio economico o il voler riacquistare la propria libertà. In loro aiuto esistono però dei farmaci, purtroppo ancora poco noti, in grado di aumentare notevolmente la possibilità di interrompere l’utilizzo di tabacco. Questi farmaci sono in grado di giovare al fumatore diminuendo il craving e limitando l’entità dei classici sintomi d’astinenza relativi alla dismissione dal fumo (nervosismo, irritabilità, stitichezza, insonnia e aumento della fame e conseguentemente del peso). Le terapie validate per la smoking cessation sono differenti e vengono prescritte sia in base alla storia tabagica del paziente (anni di fumo, numero di sigarette al giorno, pregressi tentativi falliti), sia alla sua storia clinica (malattie eventualmente già esistenti), sia al tipo di aiuto concreto che il paziente vorrebbe ottenere dal farmaco.


La terapia nicotinica sostitutiva (cerotti, gomme, caramelle, inalatori e spray sublinguali), la prima presente sul mercato e la più conosciuta (anche perché costituita unicamente da prodotti da banco), prevede l’assunzione di nicotina farmaceutica pari al quantitativo di nicotina che il paziente è solito assumere attraverso il tabacco. Ci sono invece farmaci come vareniclina e citisina che, attraverso il loro meccanismo d’azione, aiutano il fumatore a provare sensazioni spiacevoli quando fumano (nausea e sapori sgradevoli in bocca), tanto da impedirgli entro un paio di settimane di continuare a fumare. Da ultimo, va citato il bupropione che stimola a livello cerebrale il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere prodotto solitamente in seguito al consumo di tabacco, che appaga in maniera simile il fumatore tanto da aiutarlo a non ricercare più nelle sigarette questa sensazione di benessere.


Essendo gli ultimi tre dei veri e proprio farmaci, anche se bene tollerati e con limitate controindicazioni, devono essere prescritti dai medici di famiglia o meglio ancora dagli specialisti presenti nei quasi 300 Centri antifumo distribuiti su tutto il territorio nazionale. Inoltre, essendo quella nicotinica una dipendenza duplice, sia fisica sia psicologica, alla terapia farmacologica dovrebbe essere sempre affiancato un supporto psicologico-motivazionale in modo da implementare al massimo le possibilità di successo.


Consigliamo quindi ai fumatori di non sottovalutare la propria dipendenza e di non esitare a rivolgersi agli specialisti, al fine di trovare insieme la terapia migliore per aiutarli nel loro percorso di disassuefazione dal fumo.



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