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Neuroscienze

A Rizzolatti il premio della Regione Lombardia in memoria di Umberto Veronesi

pubblicato il 08-11-2017
aggiornato il 14-11-2017

A un anno dalla scomparsa di Umberto Veronesi, a Rizzolatti che scoprì i neuroni specchio sarà riconosciuto un milione di euro. Due terzi dei quali saranno reinvestiti in ricerca sull'epilessia

A Rizzolatti il premio della Regione Lombardia in memoria di Umberto Veronesi

Milionario lo è già divenuto una volta, nel 2014: grazie al «Brain Prize» assegnatogli per il contributo assicurato alle neuroscienze europee. Ma il premio «Lombardia è Ricerca» che gli sarà assegnato oggi ha un sapore diverso per Giacomo Rizzolatti, scampato alle purghe staliniane da bambino e oggi considerato uno dei massimi conoscitori del nostro cervello.  «Non sono i soldi a fare la differenza, ma la scelta di un'istituzione pubblica di investire nella ricerca, in un periodo storico in cui il Paese sembra essersi dimenticato di noi scienziati». Rizzolatti, ex direttore del dipartimento di neuroscienze dell'Università di Parma, di cui oggi è professore emerito, ha ricevuto un milione di euro come riconoscimento per la scoperta dei neuroni specchio, così chiamati per la loro capacità di farci ripetere un'azione (o vivere un'emozione) che abbiamo appena visto compiere. In cambio, la Regione gli ha chiesto di investire una fetta corposa di questa cifra sul proprio territorio. Lo scienziato destinerà settecentomila euro al centro di chirurgia dell'epilessia dell'ospedale Niguarda di Milano, dando così una corposa iniezione alle attività di ricerca in uno dei più importanti centri di cura a livello europeo. La cifra gli permetterà di allargare il team dei giovani scienziati e di coprire le loro attività per almeno quattro anni.

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UN PREMIO PER RICORDARE UMBERTO VERONESI

A 80 anni, dopo una carriera costellata di soddisfazioni in cui (per ora) è mancato soltanto il Nobel, è ancora possibile emozionarsi per un riconoscimento. «A rendermi orgoglioso sono sopratutto i criteri selettivi adottati dalla commissione - raccontava ieri Rizzolatti, alle prese con la stesura del discorso che pronuncerà nella cerimonia prevista per stamane al teatro alla Scala, in occasione del primo anniversario della scomparsa di Umberto Veronesi -. Il premio ha tenuto conto innanzitutto della produzione scientifica, come dovrebbe sempre essere. Ma, ripeto, fa piacere pure l'impegno che la Regione s'è assunta per sostenere la ricerca scientifica». Non stupisce allora che il primo passo sia stato compiuto dalla Lombardia, che per centri di ricerca presenti sul territorio e capitali investiti non ha eguali in tutta la Penisola. Né che questa prima edizione del premio sia dedicata alla memoria di Veronesi. «Non ci siamo mai conosciuti di persona - ricorda lo scienziato -. Ma tanti anni fa, durante uno dei miei soggiorni negli Stati Uniti, chiesi ad alcuni colleghi che opinione avessero di lui. Dalle loro parole ebbi la conferma che il suo non fosse fosse soltanto un caso di gloria nazionale, ma la fama di professionista della chirurgia oncologica e della ricerca scientifica lo accompagnava pure oltreoceano».

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IL RICONOSCIMENTO PER LA SCOPERTA DEI NEURONI SPECCHIO

Il curriculum di Rizzolatti è stato scelto tra oltre venti candidature di livello internazionale per la scoperta dei neuroni specchio, avvenuta nel 1992: prima nelle scimmie, poi negli uccelli e infine nell'uomo. Ma nonostante il quarto di secolo intercorso, l'interesse nei loro confronti è ancora di estrema attualità. Il motivo è da riconoscere alle loro potenzialità, in buona parte ancora inesplorate. «Si tratta di strutture che permettono di interpretare le intenzioni di chi ci è di fronte e di entrare in empatia con lui». La connessione riguarda tanto azioni fisiche quanto stati emotivi. Ecco allora spiegato perché, quando vediamo una persona piangere, ci intristiamo anche noi. Oppure, osservando una persona bere una birra, siamo portati a progettare la stessa azione: a prescindere dal fatto che poi la si compia oppure no. Due anni fa il neuroscienziato indiano Vilayanur Ramachandran si sbilanciò. «I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il Dna è stato per la biologia». 


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LE POTENZIALITA' IN AMBITO CLINICO

In campo clinico, per il momento, l'unica applicazione validata riguarda la riabilitazione. «A seguito della frattura di una gamba, una persona fa fatica a camminare, pur dopo aver tolto il gesso - spiega Rizzolatti -. Ma se le si mostra il video di chi lo fa normalmente, l'attivazione dei neuroni specchio permette di recuperare la funzionalità in non più di una settimana». Più complessa, ma potenzialmente pure maggiormente intrigante, è l'ipotesi che li vedrebbe correlati all'autismo. «Sia chiaro: il loro malfunzionamento non è la causa della malattia - chiosa lo scienziato -. Ma interventi opportuni potrebbero migliorare il decorso della malattia: di questo ne sono ancora convinto, nonostante le critiche». 
 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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