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Oncologia

L'Ordine dei Medici boccia l'omeopatia (ma non troppo)

pubblicato il 10-05-2018
aggiornato il 15-05-2018

Presa di posizione della Federazione Nazionale che raccoglie gli ordini dei medici (Fnomceo): nessuna malattia ottiene benefici dall'omeopatia. Ma poi le porte per gli omeopati restano aperte

L'Ordine dei Medici boccia l'omeopatia (ma non troppo)

Nessun beneficio dimostrato su base scientifica, ma soltanto un effetto placebo che dà l'idea di «risolvere» un problema di salute senza far ricorso alle medicine. Non ci sono giri di parole nell'ultima posizione assunta dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) nei confronti dell'omeopatia, per cui «non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche secondo i canoni classici della ricerca scientifica», si legge nella scheda redatta da Salvo Di Grazia per il sito www.dottoremaeveroche.it, il portale voluto dagli Ordini dei Medici per contrastare il crescente fenomeno delle fake news.


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OMEOPATIA: TANTA TEORIA, POCA SCIENZA

L'approfondimento di Di Grazia è partito dall'inquadramento del fenomeno dell'omeopatia (pratica di medicina non convenzionale), inventata nell’Ottocento da un medico tedesco, Samuel Hahnemann, secondo cui è possibile guarire le malattie affidandosi alla cosiddetta «teoria dei simili»: per cui una malattia che provoca bruciore dovrebbe essere trattata con sostanze in grado di provocare effetti analoghi. E così via. Il secondo punto cardine dell'omeopatia sta nella diluizione di un principio attivo, che in realtà è poi uno dei suoi limiti principali: non si può pensare che una stessa molecola determini sempre lo stesso effetto indipendentemente dalla concentrazione all'interno dell'acqua. Per legge i prodotti omeopatici contengono dosaggi di principi attivi di gran lunga inferiori a quelli rintracciabili nei farmaci che, prima di finire sul mercato, hanno affrontato (e superato) tutte le fasi della sperimentazione (preclinica e clinica).


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OMEOPATIA: COSA DICE LA SCIENZA?

In lettaratura scientifica si possono trovare studi piccoli che hanno determinato evidenze deboli a sostegno dell'omeopatia. Ben più solide sono invece le conclusioni secondo cui nessuna malattia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. «Nella migliore delle ipotesi - scrive Di Grazia - gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo». Gli effetti dell'omeopatia sono considerati contrari alle leggi della fisica e della chimica e il presunto «effetto-memoria» - quello secondo cui i prodotti omeopatici funzionerebbero anche con bassisissime concentrazioni di principio attivo: in virtù della capacità dello stesso di agire «ricordando» quelle che sono le sue proprietà alle concentrazioni rilevabili nei farmaci - non è mai stato dimostrato su base scientifica. Ci sono pochi dubbi invece circa la sicurezza dei prodotti omeopatici, proprio in ragione delle bassissime concentrazioni di principio attivo. «Ciò non toglie, però, che anche nella produzione di questi rimedi possano verificarsi errori di fabbricazione e contaminazione», afferma Di Grazia. Senza trascurare le conseguenze di una malattia curata soltanto con gli omeopatici, che può aggravarsi proprio in ragione del ritardo nel corso alle medicine efficaci.

POSIZIONE O MEDIAZIONE?

In un passo successivo, però, la Federazione ha però ribadito di non voler chiudere le porte agli omeopati, invitandoli a partecipare alla preparazione degli Stati Generali che si terranno nel 2019. Così scrivono: «Ferma restando, sulla base delle evidenze a oggi accettate dalla comunità scientifica, la posizione sulla non scientificità del metodo, si è convenuto di avviare una revisione sia delle modalità di esercizio - che, poiché parte da una diagnosi, deve comunque rimanere in capo al medico – sia della letteratura scientifica stessa».

 

 
Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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