Oncologia

«Corriamo per dire alle donne che il tumore al seno si può battere»

pubblicato il 04-10-2018

Intervista a Vincenza Castellana, «pink runner» di Torino, ammalatasi di tumore al seno prima dei 40 anni: «Dalla malattia ho tirato fuori anche dei sorrisi»

 «Corriamo per dire alle donne che il tumore al seno si può battere»

«Invece di abbattermi, mi sono intestardita sin dall’inizio di questa disavventura che non doveva essere soltanto dolore, che doveva regalarmi anche un sorriso». Esordisce così Vincenza Castellana, parlando del tumore al seno che l’ha colpita. È la referente del gruppo delle «pink runner» di Torino, un insieme di donne che si sono conosciute tramite l’appello della Fondazione Umberto Veronesi alle donne operate per tumore disposte a mettersi in gioco. «Siamo 12 - racconta -. Io sono la più giovane, ho 40 anni. Tutte abbiamo avuto un cancro al seno in età diverse della vita. Per due di noi è stata particolarmente dura, perché hanno subito anche le metastasi».

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A CUI PRESTARE ATTENZIONE

IL TUMORE COME EVENTO DI PASSAGGIO

La corsa è un mezzo per consolarsi a vicenda, farsi coraggio? «No, no, perché ci accomuna, sì, questo destino, ma anche la grinta per reagire. Posso dirlo senza superbia: siamo un gruppo di donne forti e il nostro obiettivo è passare alle altre donne il messaggio che il cancro è un evento di passaggio e si può battere. Certo, quando arriva, ti cade il mondo addosso, subito non vedi via d’uscita. Ma noi non ci sentiamo sfortunate. Adesso ci alleniamo a correre due giorni la settimana. A volte mi emozionano quelle che hanno verso i 60 anni: per loro è più faticoso, ma come noi ce la mettono tutta».

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DI CORSA CONTRO I TUMORI FEMMINILI

Ma perché mettersi a correre, partecipando anche a manifestazioni sia competitive sia non? Non «bastava», penseranno alcuni, la tegola di un’operazione per un male così duro? Spiega Vincenza: «Noi siamo le ambasciatrici della lotta contro i tumori femminili, della volontà di non arrendersi. Ora, se con le nostre luminose magliette pink, rosa, ci mostriamo trasformate in runner, in maratonete addirittura, qual è il messaggio che passa più di tante parole e proclami? Che la salute si può riconquistare, che si può persino trasformare una vicenda negativa in un’esperienza di vitalità e speranza. Così è successo, come volevo fin dall’inizio, che in questo dinamico gruppo sorrido».

LA RACCOLTA FONDI

Non solo corsa in favore della lotta ai tumori femminili, ma anche raccolta fondi per la ricerca: «Promuoviamo iniziative locali e ciascuna di noi cura un proprio profilo su Rete del Dono, una piattaforma per donazione online. Sorrisi sì, ma anche concretezza, perché la ricerca ne ha urgente bisogno», conclude Vincenza Castellana.

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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