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Oncologia

Mieloma multiplo, molti progressi e nuovi farmaci efficaci

pubblicato il 18-12-2015
aggiornato il 24-02-2017

Presentati al convegno della Società Americana di Ematologia gli esiti di varie molecole efficaci contro una patologia tradizionalmente difficile da trattare

Mieloma multiplo, molti progressi e nuovi farmaci efficaci

Tanti passi avanti per i pazienti con mieloma multiplo, sia per chi ha appena ricevuto la diagnosi che per chi si è già sottoposte alle terapie, ma è purtroppo andato incontro a una ricaduta. L'insieme di progressi contro questo tumore del sangue è stato al centro dell'attenzione durante il congresso annuale della Società Americana di Ematologia (Ash), appena conclusosi a Orlando. Nuovi anticorpi monoclonali, immunoterapia, piccole molecole: l'armamentario degli ematologi, soprattutto negli ultimi 12 mesi, si è notevolmente arricchito.

«Quest'anno sono stati presentati qui in Florida i risultati di molte sperimentazioni con diversi farmaci e il risultato è che ora riusciremo a curare praticamente tutti i pazienti - commenta Fabrizio Pane, direttore dell'unita operativa di ematologia e trapianti dell'azienda ospedaliero-universitaria Federico II di Napoli e presidente della Società Italiana di Ematologia -. Tra medicinali vecchi e nuovi, usati in combinazioni differenti, ora abbiamo a disposizione una serie di strategie che anche se non ci permettono ancora purtroppo di guarire tutti i malati, ci consentono almeno di avere un trattamento efficace in ogni situazione.

Anche nei casi in cui prima il malato non rispondeva come sperato alla cura. Così riusciamo a rendere il mieloma una patologia cronica, con la quale poter convivere per anni, usando le diverse terapie in successione una dopo l'altra».

 

4.500 NUOVI CASI OGNI ANNO IN ITALIA

Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce alcune cellule contenute nel midollo osseo che hanno la funzione di produrre gli anticorpi necessari a combattere le infezioni: le plasmacellule. La crescita anomala delle plasmacellule tumorali a può provocare una riduzione della normale produzione di cellule emopoietiche (globuli rossi, bianchi e piastrine) causando anemia (con conseguente astenia, cioè una grande stanchezza), abbassamento del numero dei globuli bianchi (con predisposizione alle infezioni) e/o un calo delle piastrine (aumentando il rischio emorragico) e fragilità delle ossa.

«Sono circa 4.500 i nuovi casi di mieloma diagnosticati ogni anno nel nostro Paese e la maggior parte dei pazienti ha più di 50 anni, con una concentrazione maggiore dopo i 65 anni - spiega Giovanni Pizzolo, direttore dell’unità operativa di ematologia del policlicno “Rossi” di Verona -. Essendo quindi una patologia tipica dell’età avanzata le cure devono comunque tenere in considerazione la situazione generale del malato e le eventuali patologie concomitanti: se possibile si procede con un trapianto di cellule staminali e chi non è idoneo riceve in genere una terapia di combinazione tra farmaci chemioterapici e farmaci biologici».

 

RICADUTE E RECIDIVE SONO MOLTO FREQUENTI

Esistono forme di mieloma multiplo asintomatiche: in questi casi non c’è indicazione ad alcun trattamento e si procede con controlli frequenti per verificare l’eventuale evoluzione del tumore. Solitamente la malattia passa dalla fase attiva alla remissione durante il trattamento, per poi presentare frequenti recidive affrontate con l’uso di diversi farmaci (tra cui chemioterapici, biologici, cortisonici, angiogenetici) o, più raramente, radioterapia. «La terapia del mieloma multiplo si è basata per molti decenni sulla somministrazione di farmaci chemioterapici a basse dosi, con l’eventuale aggiunta della radioterapia - aggiunge Michele Cavo, direttore dell'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica Seràgnoli dell'Università degli Studi-Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna -.

I risultati ottenuti però sono stati modesti, per l’elevata resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti utilizzati. In seguito, l’applicazione del trapianto di cellule staminali prelevate dal paziente stesso (trapianto autologo) ha migliorato i risultati, ma ancora più rilevante è stato l’impatto derivante dall’uso dei nuovi farmaci, non chemioterapici. Tra questi, i farmaci immuno-oncologici aprono nuove prospettive di terapia, sia per il loro meccanismo d’azione che permette di controllare con più efficacia la malattia, che per l’ottimo profilo di tossicità che li rende più facili da combinare ad altri trattamenti e meglio tollerati anche dai malati più anziani».

 

MIGLIORANO SOPRAVVIVENZA E QUALITA' DI VITA

Oggi circa il 42 per cento dei malati è vivo a cinque anni dalla diagnosi, ma i dati delle sperimentazioni presentati al convegno in Florida promettono di migliorare a breve sia la sopravvivenza che la qualità di vita dei pazienti. «Ora - conclude Pane - abbiamo nuove molecole (come elotuzumab, daratumumab e ixazomib) che hanno meccanismi d'azione differenti, colpiscono bersagli diversi e ci garantiscono così di arrivare a colpire tutte le diverse varianti di mieloma, offrendo una soluzione efficace sia a quella piccola quota di pazienti che resisteva fin dall'inizio ai trattamenti, sia ai molti che andavano incontro a resistenze successive o a recidive di malattia. Riusciamo a ridurre in modo significativo il rischio che il tumore evolva, ad aumentare la sopravvivenza libera da progressione di malattia e anche a prolungare la sopravvivenza complessiva dei malati, con una buona qualità di vita, non gravata da troppi effetti collaterali».

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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