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Oncologia

Tumore della prostata: rischi più alti se il girovita è...troppo ampio

pubblicato il 07-09-2020

L'obesità favorisce l'insorgenza di oltre dieci tumori. Una circonferenza della vita troppo ampia rende quello della prostata (anche) più aggressivo

Tumore della prostata: rischi più alti se il girovita è...troppo ampio

Più del peso complessivo, conta il girovita. Ormai è noto che il sovrappeso e l’obesità aumentano il rischio di ammalarsi di diverse forme di cancro: tra cui quello che colpisce la prostata, il più diffuso tra gli uomini. Nel caso specifico, però, al di là del valore indicato dalla bilancia, le insidie maggiori sembrano derivare dalla circonferenza addominale. Tanto più questa è ampia, tanto maggiori sono i rischi di sviluppare un tumore più aggressivo. E, di conseguenza, avere minori chance di superare la malattia. A documentare questa correlazione (seppur non per la prima volta) è stato un gruppo di ricercatori del gruppo di studio di epidemiologia del cancro dell’Università di Oxford. Il loro studio, non ancora pubblicato, è stato presentato nel corso della Conferenza Europea sull’Obesità.

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IL GIROVITA FA LA DIFFERENZA

A queste conclusioni i ricercatori sono giunti dopo aver osservato le variazioni dello stato di salute di oltre duecentomila uomini adulti (40-69 anni) sani, reclutati tra il 2006 e il 2010. Le loro condizioni sono state monitorate (in media) per poco più di dieci anni: raccogliendo informazioni relative all’indice di massa corporea, alla percentuale di massa grassa totale, alla circonferenza della vita e al rapporto tra quest’ultima e la circonferenza dei fianchi. Considerando anche la storia clinica di ogni uomo, le sue condizioni socioeconomiche e lo stile di vita, gli epidemiologi hanno voluto puntare l’attenzione sulla relazione che c’è tra le misure antropometriche considerate e il rischio di morire a causa di un tumore della prostata: sorte che ogni anno tocca poco più di settemila italiani. Durante il lungo follow-up, 571 sono state le vittime causate dalla più frequente forma di cancro in grado di colpire l’apparato urogenitale maschile. Un numero pari allo 0.2 per cento del totale, dunque non troppo elevato. Ma a catturare l'attenzione i ricercatori è stato il maggior tasso di decessi rilevato tra gli uomini con un girovita più ampio. Nello specifico, coloro che erano nella fascia più alta delle quattro individuate dagli epidemiologi, hanno fatto registrare un rischio aumentato del 35 per cento di morire proprio a causa della malattia oncologica. Un dato pressoché analogo a quello rilevato tra coloro che rientravano nella fascia più alta del rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi. 


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DIVERSE LE EVIDENZE DI QUESTO TIPO

Da qui l’ipotesi dei ricercatori: e se più del peso a fare la differenza fosse la misura della circonferenza addominale? «Questo è quel che abbiamo osservato: adesso toccherà capire perché eventualmente il grasso che si accumula a livello addominale giochi un ruolo sfavorevole negli uomini che si ammalano di tumore della prostata», ha spiegato l’epidemiologa Aurora Perez-Cornago, che ha coordinato la ricerca. Le ragioni alla base dei dati raccolti sono infatti ancora poco chiare. Ma è un fatto che lo studio in questione riprenda le conclusioni di un altro lavoro simile, pubblicato nel 2018 sulla rivista Oncotarget. In quel caso, l’obesità addominale era stata collegata a un rischio maggiore di sviluppare un tumore della prostata: in una forma spesso più aggressiva rispetto alla media. Analoga relazione era emersa inoltre da un'altra ricerca pubblicata nel 2016 sul British Journal of Cancer: tra le prime a documentare l’aumentato rischio di ammalarsi di cancro (non soltanto alla prostata) che corrono uomini e donne con un girovita troppo ampio (il rischio è considerato più alto oltre gli 88 centimetri per le donne e i 102 centimetri per gli uomini).


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IL RAPPORTO TRA CHILI DI TROPPO E RISCHIO ONCOLOGICO

Nell’occasione era stata fatta una sintesi anche delle possibili cause alla base di questa azione. L’ipotesi più accreditata riguarda l’azione «endocrina» svolta dal grasso addominale, situato in profondità intorno agli organi centrali del corpo, non palpabile e ritenuto più pericoloso del grasso sottocutaneo che si accumula in superficie (tra pelle e muscoli). Questi depositi di adipe funzionerebbero come una ghiandola in grado di sintetizzare fattori di crescita, molecole che favoriscono l’infiammazione (adipochine), estrogeni e acidi grassi. Tutte molecole, si legge nel lavoro, che «possono contribuire allo sviluppo di una malattia oncologica». A ciò occorre aggiungere che le persone obese hanno spesso nel sangue livelli di insulina e di fattori di crescita insulino-simili più elevati della norma. Questa condizione, nota come iperinsulinemiainsulino resistenza, fa salire il rischio di diabete e può favorire l’insorgenza di alcuni tipi di cancro.

UNA LISTA DESTINATA AD ALLUNGARSI

Diversi studi hanno messo in evidenza che l’eccessivo peso non soltanto fa crescere le possibilità di ammalarsi, ma anche di morire di cancro. A ciò occorre aggiungere che altre ricerche hanno evidenziato le maggiori probabilità di avere una recidiva di un precedente tumore o di andare incontro a complicanze durante le cure. «Nel paziente obeso il trattamento rischia di essere ridotto o eccessivo a causa della differente distribuzione del farmaco che si verifica nel grasso corporeo», fa sapere l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). Diversi i tumori che diventano più frequenti, se si è in sovrappeso o obesi: quelli dell’endometrio, del colon-retto, dell’esofago, del rene, del pancreas e del seno. Ma oltre a questi, sono fondati i sospetti che riguardano anche le neoplasie dello stomaco, del fegato, della cistifellea e della tiroide. Oltre che, per l’appunto, della prostata.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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