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Oncologia

Tumori della prostata: nel Dna i segnali del rischio di un deficit erettile

pubblicato il 17-10-2012

I pazienti con alcune alterazioni genetiche hanno più probabilità di subire gli effetti indesiderati della radioterapia. Allo studio modelli predittivi per confezionare trattamenti su misura

Tumori della prostata: nel Dna i segnali del rischio di un deficit erettile

 

I pazienti con alcune alterazioni genetiche hanno più probabilità di subire gli effetti indesiderati della radioterapia. Allo studio modelli predittivi per confezionare trattamenti su misura

Nascosta nel codice genetico potrebbe trovarsi la risposta alla domanda che preoccupa tanti uomini in cura per un tumore alla prostata: quale sarà il prezzo di queste cure? Che ne sarà della mia vita sessuale? Un gruppo di ricercatori americani, infatti, ha identificato particolari sequenze di Dna che possono aiutare i medici a identificare le persone con maggiori probabilità di soffrire di disfunzione erettile dopo la radioterapia. Se confermato, questo metodo aiuterebbe a scegliere le terapie tenuto conto delle condizioni cliniche, dello stile di vita e della volontà di ciascun paziente.

LA RICERCA – Apparso sulla rivista dell’American Society for Radiation Oncology (International Journal of Radiation Oncology.Biology.Physics), lo studio è stato condotto da esperti di vari centri negli Stati Uniti e in Olanda, esaminando 593 uomini curati con brachiterapia o Ebrt (external beam radiation therapy) e con terapia ormonale. I 260 casi di disfunzione erettile riscontrati sono risultati associati a 12 alterazioni genetiche o polimorfismi. La speranza degli autori è che, sulla base di queste caratteristiche, si possa sviluppare un test ematologico per individuare i pazienti che più rischiano effetti indesiderati con la terapia radiante. Serviranno conferme su un numero più alto di pazienti, chiariscono gli stessi ricercatori, che stanno analizzando anche le complicanze della radioterapia a carico delle vie urinarie e del retto.

TERAPIE SU MISURA - Quello della previsione degli effetti collaterali è un filone di studi estremamente attivo e promettente. Lo ricorda Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata e della Radioterapia Oncologica 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che osserva: «In prospettiva informazioni come queste potranno servire a ottimizzare i piani di cura per i pazienti a maggior rischio, modulando la dose di radiazione ricevuta dalle strutture coinvolte nella funzionalità erettile».

MODELLI MATEMATICI - «Il lavoro di Kerns si inserisce all’interno del filone di ricerca della modellistica predittiva applicata all’oncologia, anche da noi seguito dal 2006, che ha avuto grande impulso negli ultimi cinque anni» spiega Valdagni, che da anni coordina studi sugli effetti della radiotossicità su continenza e funzionalità erettile. «L’idea di base è quella di considerare il paziente nella sua globalità, invece della sua sola malattia, e quindi poter fornire una cura personalizzata, stimando, prima di iniziare il trattamento, la sua probabilità di controllo della malattia e la sua probabilità di andare incontro ad effetti collaterali lievi, moderati o severi». Niente sfera di cristallo, ma numeri: «Si utilizzano modelli matematici che includono tutte le variabili considerate importanti: quelle cliniche, genetiche, della malattia e del trattamento. Il tutto anche nell’ottica di rendere il paziente consapevole del suo personale percorso terapeutico e soggetto attivo delle scelte mediche che lo riguardano».

Donatella Barus


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