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Cardiologia

Il vaccino antinfluenzale fa bene al cuore

Con l'influenza il rischio di infarto può aumentare fino a sei volte, specie negli anziani. Coperture vaccinali più alte limiterebbero i danni per il cuore

A letto finora sono finiti cinque milioni di italiani: con 381 casi gravi e 64 decessi, questi i dati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità al 25 gennaio. L'influenza, quest'anno, ha fatto il «botto».

PERCHÈ IL VACCINO ANTINFLUENZALE NON PROTEGGE TUTTI

Colpa di un «virus campione di trasformismo e di vaccino altamente imperfetto: quando va bene, vacciniamo cento persone per coprirne sessanta», afferma Giancarlo Icardi, direttore dell'unità operativa complessa di igiene dell'azienda ospedaliero-universitaria San Martino - IST di Genova. Ma pure di una «copertura vaccinale che avrebbe potuto essere migliore, soprattutto negli anziani», gli fa eco Massimo Galli, direttore della clinica universitaria di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano e presidente della società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit). Eppure, nonostante i suoi limiti, la vaccinazione antinfluenzale è un valido strumento di prevenzione, sopratutto nei confronti dell'infarto del miocardio, considerata la prima causa di morte di origine cardiovascolare. 


L'INFLUENZA AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO

La conferma emerge da uno studio canadese pubblicato sul New England Journal of Medicine, da cui emerge come il rischio di avere un attacco di cuore aumenti fino a sei volte quando si ha l'influenza. Il rischio, che cessa una settimana dopo la fine dei sintomi, è maggiore per gli anziani, per le persone colpite dal virus B (il più presente nella stagione agli sgoccioli) e per chi non ha mai avuto prima un infarto. I ricercatori dell'Institute for Clinical Evaluative Sciences di Toronto hanno analizzato i dati di oltre ventimila persone. Da qui - ricorrendo alle analisi di laboratorio, per confermare che a causare l'infezione fosse stato uno dei virus influenzali - s'è arrivati a scoprire che in 332 casi i pazienti hanno avuto anche un attacco cardiaco nel periodo che va da un anno prima a un anno dopo la diagnosi. La maggior probabilità di attacco cardiaco è stata vista anche per altre infezioni respiratorie, ma in misura minore rispetto all'influenza. Andando a misurare l'incidenza di infarti durante la prima settimana, i ricercatori hanno dimostrato che l’influenza aumenta di circa sei volte l’incidenza di infarti, in persone che partono da un rischio individuale paragonabile.

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