L’aspirina non serve come prevenzione negli anziani sani
La prova, in ragione della solidità dei numeri che l'accompagnano, è destinata a cancellare con un colpo di spugna qualsiasi discorso futuro a riguardo. L'aspirina non è l'elisir di lunga vita per gli anziani, se sono sani. Assumerla a basse dosi a cadenza quotidiana, se in passato non si è stati vittime di eventi cardio (infarto del miocardio) e cerebrovascolari (ictus) e se non sussistono altre cause che potrebbero richiedere l'assunzione del farmaco, non rende più lunga (e di maggiore qualità) l'esistenza. Anzi: un uso smodato e fai-da-te è sempre da evitare, dal momento che l'assunzione aumenta il rischio di sanguinamenti (sopratutto a livello cerebrale e nel tratto gastrointestinale).
L'ASPIRINA NELLA PREVENZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
UN RISCHIO MAGGIORE DI SANGUINAMENTO
Le conclusioni giungono da uno dossier pubblicato sul New England Journal of Medicine, a cui hanno preso parte oltre 19mila over 65 sani, suddivisi in due gruppi: a uno è stata prescritta l'assunzione quotidiana di aspirina, all'altro no. Obiettivo: indagare i rischi e i benefici determinati dal farmaco a basso dosaggio (cento milligrammi) in adulti e anziani le cui condizioni fisiche non ne richiedevano la somministrazione. I risultati, dopo un'osservazione durata in media quasi cinque anni, non hanno evidenziato alcuna utilità. Le probabilità di ammalarsi e di morire dei soggetti inseriti nel gruppo di intervento sono risultate indipendenti rispetto alla prescrizione dell'aspirina. In più è emerso l'aumentato rischio emorragico, che da solo basta a non giustificare l'assunzione della cosidetta «aspirinetta» a scopo profilattico. Una prassi in realtà sempre più diffusa, nel limbo creatosi in attesa di prove certe di un beneficio superiore al rischio.
Il lavoro, vista l'ampia casistica di studio, rischia di avere un impatto significativo nella stesura delle linee guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e neurodegenerative. «La ricerca sgombera il campo dai dubbi, una volta per tutte: l'aspirina non apporta alcun beneficio alle persone anziane sane», afferma Richard Hodes, direttore dell'Istituto statunitense di studi sull'invecchiamento. In più, ha aggiunto l'esperto, «tra le persone trattate con l'aspirina s'è registrato un lieve aumento dei decessi per malattie oncologiche, sebbene nei confronti di alcune di esse l'aspirina sembrava potesse avere un effetto protettivo»: con riferimento in particolare al tumore del colon-retto. Detto ciò, il farmaco può esercitare molteplici effetti farmacologici, in funzione della dose e dell’intervallo di somministrazione. Può determinare abbassamento della febbre, riduzione del dolore e dei parametri infiammatori. Oltre ad agire da antiaggregante piastrinico, peculiarità che ne ha sdoganato l'uso nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari.
I RISULTATI NON SI APPLICANO AI CARDIOPATICI
Lo studio «Aspree» ha coinvolto esclusivamente adulti e anziani sani, perché il beneficio dell'«aspirinetta» per la prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari (quella a cui si sottopone chi è già rimasto vittima di un infarto, un episodio di scompenso cardiaco, un intervento cardiochirurgico) non è in discussione. È per questo che l'assumono oltre sei milioni di italiani. Come ribadito in un position paper sull'argomento redatto dalla Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (Siprec), «nel caso della prevenzione secondaria di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus) il ruolo protettivo dell’aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti sono indiscussi». Ovvero cruciale nel determinare una significativa riduzione della mortalità, oltre a proteggere dal ripetersi di questi eventi.
I dieci farmaci che hanno cambiato la medicina in 70 anni
Cloropromazina (1953) Si tratta del primo antipsicotico, sintetizzato nel 1951 e lanciato in Gran Bretagna nel 1953. Secondo gli esperti, il farmaco ha rappresentato una rivoluzione nell'assistenza alle persone affette da schizofrenia. A partire dalla cloropromazina, sono state sintetizzate le successive molecole utilizzate per il trattamento della depressione, della fase maniacale del disturbo bipolare e degli stati di agitazione
Vaccino antipolio (1955) Si tratta del primo antidoto utilizzato all'interno di un programma di vaccinazione voluto dal sistema sanitario inglese (Nhs). Le stime dicono che, soltanto in Inghilterra, sia stato in grado di prevenire diecimila decessi negli ultimi sessant'anni
Pillola anticoncezionale (1961) La contraccezione orale ha rappresentato una novità assoluta, perché per la prima volta è stato proposto a persone sane di assumere un farmaco. In questo modo si è contribuito a ridurre le gravidanze indesiderate e l'incidenza del parto pretermine e della morte fetale
Penicilline di seconda-quarta generazione (1961) Ampicillina, Amoxicillina e Flucloxacillina: queste le penicilline considerate più innovative, a poco più di trent'anni dalla messa a punto della prima (1928). L'impiego di questi farmaci ha ridotto i tassi di infezione nelle procedure chirurgiche
Betabloccanti (1965) I betabloccanti vengono utilizzati principalmente come antiaritmici, antipertensivi e antianginosi. Il primo a essere usato fu il propanololo. L'impatto, oltre che sulla salute dei pazienti, è stato significativo anche per le casse dello Stato, grazie a una notevole riduzione nel numero dei ricoveri
Beta agonisti (1969) Il salbutamolo, primo beta agonista a lunga durata, ha rivoluzionato l'approccio terapeutico all'asma e alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), malattie che fino agli anni '60 determinavano un numero di decessi ben più alto rispetto a quanto registrato in seguito
Tamoxifene (1972) Il tamoxifene è un farmaco antitumorale assunto per via orale, scoperto casualmente mentre si cercava di sintetizzare un nuovo anticoncezionale. Inizialmente venne utilizzato nei casi di tumore mammario metastatico con buoni risultati, ma s'è poi scoperto che è in grado di prevenire la ripresa della malattia (recidiva) in donne già operate per tumore al seno
Immunosoppressori (1983) Gli immunosoppressori (il primo è stato la ciclosporina) hanno rivoluzionato il campo dei trapianti d'organo, elevando i tassi di successo e riducendo i costi di ospedalizzazione. In seguito il loro utilizzo è aumentato: oggi sono impiegati per controllare anche le gravi manifestazioni allergiche e le malattie autoimmuni
Antiretrovirali (1987) La zidovudina è stato il primo farmaco messo a punto per trattare l'Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita provocata dall'Hiv. Secondo gli esperti, ha contribuito a evitare quella che avrebbe potuto essere una pandemia, riducendo sopratutto la trasmissione verticale (mamma-figlio) dell'infezione
Vaccino morbillo-parotite-rosolia (1988) Un primo vaccino per prevenire il morbillo fu reso disponibile nel 1963, quelli per la parotite e la rosolia furono resi disponibili nel 1967 e nel 1969. I tre vaccini sono stati combinati nel 1971 per diventare il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR), offerto a tutti i cittadini inglesi dal 1988 a partire dall'anno di età, con una seconda dose prima di cominciare la scuola (tra i 5 e 6 anni)