Long-Covid: come riconoscerlo e cosa fare se non si è ancora guariti
Alcune persone (anche donne e bambini) che hanno avuto la Covid-19 possono soffrire di sintomi variabili e debilitanti per molti mesi dopo l'infezione
A fare paura è soprattutto la fase acuta dell’infezione. Sars-CoV-2, quando si fa largo nel nostro corpo, nei casi più gravi può provocare la polmonite bilaterale interstiziale e una imponente reazione infiammatoria. Queste due rappresentano le conseguenze più gravi della Covid-19. Un anno dopo l’inizio della pandemia, però, sappiamo che la malattia può anche perdurare nel tempo. Molteplici sono le manifestazioni della Long-Covid: questo il nome utilizzato oggi dai medici per definire l’insieme dei sintomi (fisici, neurologici, psichiatrici) riscontrabili in alcuni dei pazienti contagiatisi nei mesi scorsi.
Fame d’aria. Astenia. Sono queste la manifestazioni più frequenti della Long-Covid. Sintomi comuni a chi ha affrontato la malattia, che inizialmente si pensava però che svanissero con la guarigione. Se non già nel momento della negativizzazione, pochi giorni dopo. Così non è, invece. O meglio: non sempre. «Dopo un anno di pandemia, possiamo dire che la maggior parte delle persone si porta dietro uno strascico di questa malattia per diverso tempo», afferma Sandro Iannaccone, primario dell'unità di riabilitazione disturbi neurologici cognitivi motori dell'Irccs ospedale San Raffaele. Nel suo ambulatorio dedicato alla presa in carico dei pazienti colpiti dalla Covid-19 e non del tutto guariti, «ci sono ogni giorno persone che si portano dietro disturbi anche da sei mesi. E soltanto in alcuni casi i sintomi risultano attenuati rispetto alle prime settimane». Già, i sintomi: di quali si tratta? Detto dei più frequenti, «nella nostra casistica rilevabili nel 60-70 per cento dei pazienti entrati in contatto con il virus», a livello fisico si registrano spesso i dolori muscolari e articolari. Le altre manifestazioni riguardano invece il piano neurologico e quello psichiatrico e sono quelle che svaniscono più lentamente: difficoltà di concentrazione e attenzione, perdita di memoria, disturbo post-traumatico da stress (Ptsd). Mentre la perdita dell'olfatto, che assieme a quella del gusto rappresenta uno dei primi campanelli d'allarme della malattia, «persiste nel tempo soltanto nel dieci per cento dei pazienti».
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