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Neuroscienze

«Neurocovid»: quando il coronavirus attacca il cervello

Il Coronavirus non dà solo crisi respiratorie, ma può colpire altri organi: tra cui il cervello. I sintomi neuropsichiatrici, se non valutati, possono trascinarsi anche per diversi anni

Del Covid-19 sappiamo soprattutto che dà crisi respiratorie, fino a rendere necessaria a volte il ricovero in terapia intensiva. Meno noto - anche dai medici - il fatto che non solo i polmoni, ma altri possano essere gli organi bersaglio: il cuore, l’intestino, la prostata (15-20 per cento dei casi), il sistema nervoso centrale e quello periferico. «Ci sono tamponi che risultano negativi perché il virus ha attaccato un organo diverso dal respiratorio», spiega Stefano Pallanti, associato di psichiatria all’Università di Firenze e docente di psichiatria e scienze del comportamento alla Stanford University. «Dai primi studi fatti in Cina si è visto che i sintomi neuropsichiatrici sono molto frequenti e, nell’80 per cento dei casi, si associano anche sintomi psicosensoriali, come la perdita dell’olfatto e del gusto. Ma si sono verificati anche ictus, epilessie, episodi confusionali acuti». Da qui la definizione di «Neurocovid», da non confondere con lo stress psicosociale per i timori del contagio e il forzato isolamento.

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