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Neuroscienze

Autolesionismo: farsi male per lenire un dolore

Dietro l’autolesionismo ci sono spesso maltrattamenti subiti nell’infanzia. Ne soffrono 17 adolescenti su cento, ma anche 5 adulti su cento

L’autolesionismo, la voglia del farsi del male fisico da soli, ha la sua radice in abusi subiti da piccoli o nell’esser stati trascurati affettivamente?
Una meta-analisi che ha revisionato 71 studi precedenti e pubblicata su Lancet Psychiatry, suggerisce questo collegamento per un fenomeno che non è affatto raro: ne soffrirebbero il 5 per cento degli adulti, il 17 per cento degli adolescenti e il 30 per cento di adolescenti con un disturbo mentale.

AUTOLESIONISMO

Stiamo parlando di autolesionismo senza intenti di suicidio e che viene definito come una deliberata e diretta distruzione di tessuti del proprio corpo. Classici i tagli. Il suicidio non è lo scopo di queste azioni ma, dicono i ricercatori dell’indagine su Lancet, lo può diventare: l’infierire sul proprio corpo risulta, in effetti, il più forte segno premonitore di futuri tentativi di togliersi la vita. Così scrivono il professor Richard T. Liu e colleghi della Brown University di Providence (Usa) aggiungendo che la gran parte dei pazienti abbandona in pochi anni le pratiche autolesive mentre un quinto sviluppa una forma cronica.

LA “MORTE” DELL’INFANZIA

Giovanni Migliarese, psichiatra e psicoterapeuta, presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano si è a lungo occupato di autolesionismo e di recente ha firmato un libro insieme con il professor Claudio Mencacci su “La salute psichica in adolescenza” dal titolo Quando tutto cambia (ed. Pacini). Libro esperto e di chiara comprensione che lo rende adatto alla lettura di genitori e insegnanti, per esempio. Nel volume si dice che la dimensione della morte è presente diffusamente nell’immaginario dell’adolescente forse perché è il momento della perdita dell’identità infantile, una specie di morte, e l’acquisizione di una nuova identità adulta. Il passo può essere arduo. Quando all’autolesionismo, viene definito come non teso a ottenere un piacere sessuale e che può avere diverse intenzionalità: distrarsi da un dolore emotivo, da ricordi penosi, da una forte rabbia o essere una violenta autopunizione per insopportabili sensi di colpa.

fonti

Childhood maltreatment and non-suicidal self-injury: a systematic review and meta-analysis, Lancet Psychiatry, 2017

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