L'immunoterapia è l'ultima frontiera - già applicata - della lotta ai tumori. Ma come ricordato anche dal Premio Nobel James Allison, occorre migliorarne l'efficacia. Al momento, infatti, all'incirca 1 paziente su 2 non risponde come dovrebbe. A cosa si deve questa percentuale di insuccesso? Alla presenza di altri inibitori o alla penuria di mutazioni: un tumore che ne presenta poche risponde meno all’immunoterapia. Perciò ricercatori e oncologi ragionano sulle modalità per aumentare i tassi di successo e avvicinarsi all’obbiettivo finale: se non poter guarire il cancro, renderlo una malattia cronica. Oltre che dalla possibilità di comporre un «cocktail» di queste molecole o di ricorrere all’immunoterapia prima di un intervento chirurgico (neoadiuvante), un'opportunità potrebbe derivare dalla «manomissione» del microbiota intestinale. Un'operazione che passerebbe dal trapianto fecale, al momento in uso nella pratica clinica per curare le infezioni intestinali provocate dal batterio Clostridium difficile.
Immunoterapia: potenziarne l'effetto con il trapianto di microbiota
Modificando i batteri «buoni» dell'intestino nei pazienti con un melanoma avanzato, si può ottenere una maggior risposta all'immunoterapia

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