Per una prostata in salute, la prevenzione passa innanzitutto dall'infiammazione: meno se ne registra, meglio vivono gli uomini. L'ipertrofia prostatica benigna scaturisce infatti dalla persistenza di uno stato di allerta cronico dell'organismo, alla cui origine possono contribuire diversi fattori: un'infezione batterica o virale, alterazioni ormonali o di origine autoimmune, la sindrome metabolica o il fisiologico processo di invecchiamento (tant'è che i tassi risultano crescenti dopo i cinquant'anni). Un legame dimostrato già dieci anni fa, grazie a uno studio pubblicato sulla rivista European Urology, che evidenziò l'associazione tra disturbi urinari, ipertrofia prostatica e infiammazione cronica. Ecco perché intervenire su quest'ultima può prevenire condizioni peggiori: da qui il monito degli specialisti, che in occasione del congresso della Società Italiana di Urologia hanno presentato una nuova indicazione terapeutica per il trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna, tra i disturbi cronici secondo per diffusione soltanto all'ipertensione.
Ipertrofia prostatica benigna: il nemico è l'infiammazione
Per gli urologi la cura dell'ipertrofia prostatica passa anche dal controllo dell'infiammazione. Come si riconosce e come si affronta la prostata «ingrossata»

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