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Oncologia

Prostata: come non farsi «sfuggire» un tumore se si ha l'ipertrofia

La terapia dell'ipertrofia prostatica con gli inibitori della 5-reduttasi può determinare un ritardo nella diagnosi del tumore della prostata. I consigli per una prevenzione «su misura»

L’ipertrofia prostatica benigna - malattia non tumorale che comporta l’ingrossamento anomalo della ghiandola: determinato da un’infezione (batterica o virale), da alterazioni ormonali, da problemi di natura autoimmune o da un processo di invecchiamento - è il disturbo urologico più diffuso. Ne soffrono sette milioni di italiani, con «punte» che raggiungono l'80 per cento degli uomini oltre gli 80 anni. Le prime terapie adottate sono in genere farmacologiche e puntano al contenimento dei sintomi. Tra questi farmaci, vi sono gli inibitori della 5-reduttasi che determinano una riduzione del volume della ghiandola, riducendo inoltre i livelli dell'antigene prostatico specifico (Psa). La loro somministrazione, però, impone un cambio di strategia nella prevenzione del tumore della prostata (che non è più frequente nei pazienti con ipertrofia).  

IPERTROFIA PROSTATICA:
MEGLIO I FARMACI O LA CHIRURGIA? 

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