Il trapianto di midollo - più tecnicamente trapianto di cellule staminali ematopoietiche - è uno di quegli interventi che ha contribuito a salvare migliaia di persone affette da malattie del sangue e del midollo osseo.
La procedura, utilizzata con successo a partire dagli anni ’50, presenta però il forte limite dovuto alla compatibilità.
Il trapianto, onde evitare il fenomeno del rigetto, può essere effettuato se donatore e ricevente presentano caratteristiche immunologiche molto simili.
Negli anni per ovviare a questo problema diversi gruppi di ricerca hanno tentato di ingegnerizzare le cellule del midollo al fine di evitare il problema della compatibilità.
Ai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma va il merito di aver realizzato una tecnica che consente, grazie ad un gene suicida, di azzerare il rischio di morte in seguito a trapianto di midollo donato da un genitore.
I dati sono stati presentati nei giorni scorsi al congresso dell’American Society of Haematology.







