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Oncologia

Tumore della prostata, quando basta la sorveglianza attiva

Una diagnosi su tre non richiede l’intervento o le terapie specifiche. La qualità della vita dei questi pazienti rimane alta. E per le casse dello Stato il risparmio non è da trascurare

Il tumore della prostata, al centro del programma Salute al Maschile della Fondazione Veronesi, rappresenta la neoplasia più diffusa nell’uomo: 35mila le diagnosi effettuate nel 2015. Ma quasi un caso su tre ha dimensioni ridotte e aggressività minima.

Di conseguenza può non essere trattato. È sufficiente osservarlo nel tempo con attenzione: da qui la definizione di sorveglianza attiva.

Esami specifici (dosaggio dell’antigene prostatico specifico) e controlli periodici (biopsie diagnostiche, ecografia prostatica transrettale e risonanza magnetica multiparametrica), in questi casi, permettono di tutelare la salute dell’interessato tanto quanto la chirurgia radicale.

Con un vantaggio per il paziente e per le casse del Sistema Sanitario Nazionale.

TUMORE ALLA PROSTATA: QUANDO
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