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Oncologia

Tumore dell'esofago: l'importanza della diagnosi precoce

Metà dei casi viene diagnosticato in fase tardiva. La sola chemioterapia non porta a vantaggi significativi sulla sopravvivenza ma se unita all'immunoterapia le cose cambiano. I risultati presentati ad ASCO

Il tumore dell'esofago, la malattia degli ultimi. La maggior parte dei casi che ogni anno si registrano, circa 2400 all'anno nella sola Italia, riguarda pazienti fragili con problemi concomitanti di alcol e fumo. Oltre la metà dei casi viene diagnosticato in fase avanzata quando le terapie non possono fare più nulla. Qualcosa però incomincia a muoversi: al congresso dell'American Society of Clinical Oncology di Chicago (ASCO), il più importante appuntamento mondiale dedicato alla ricerca clinica sul cancro, sono stati mostrati i primi dati sul vantaggio dell'utilizzo dell'immunoterapia nel trattamento del tumore all'esofago. Non certo la soluzione alla malattia ma la possibilità di migliorare notevolmente le prospettive di vita.

DIAGNOSI TARDIVA E TERAPIE POCO EFFICACI

Il tumore dell'esofago è una neoplasia causata prevalentemente dal forte consumo di alcol e fumo di sigaretta. Oltre la metà delle diagnosi è in fase avanzata, quando la malattia è più difficile da trattare. Infatti, la sopravvivenza a 5 anni è pari al 12% negli uomini e al 17% nelle donne. Purtroppo anche sul fronte delle terapie fino ad oggi non c'è stato molto. «Il tumore squamoso dell’esofago è una malattia da anni considerata priva di opzioni realmente efficaci –spiega Sara Lonardi, Direttore FF dell'Oncologia 3 all'Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova–. Infatti, la chemioterapia standard di prima linea, costituita da una doppietta di farmaci, non migliora molto la prognosi, che rimane sfavorevole con una sopravvivenza mediana che non supera i 10 mesi».

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