Una pillola in più. E, con ogni probabilità, una quota di insulina in meno. La prospettiva è questa, a leggere i dati di efficacia relativi al Sotagliflozin, un farmaco antidiabetico che, assunto dai pazienti affetti dal diabete di tipo 1, permette di ridurre le (necessarie) iniezioni di insulina. I risultati dell'ultima sperimentazione di fase 3 del farmaco sono stati presentati a Lisbona, nel corso del congresso della società europea di studi sul diabete e pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.
UN PILLOLA ASSIEME ALL'INSULINA
Il trial clinico è durato sei mesi e vi hanno preso parte 1.402 soggetti con diabete di tipo 1, reclutati da 133 centri di ricerca dislocati in 19 Paesi del mondo. Nel corso della sperimentazione, una singola compressa, assumibile per via orale (400 milligrammi al giorno), è stata affiancata alla quotidiana e obbligatoria supplementazione di insulina. I pazienti affetti da diabete di tipo 1, infatti, sono costretti alle iniezioni dalla prematura morte delle beta-cellule del pancreas, non più in grado di rifornirli di questo importante ormone.
La pasticca, assunta a colazione, si è dimostrata in grado di mantenere nei limiti i livelli di glucosio nel sangue e di conservare la propria efficacia anche a fronte di un minore apporto di insulina. Un dato significativo per la qualità della vita di pazienti cronici. Nel loro caso, nonostante l’assunzione giornaliera dell’ormone, gli sbalzi nei livelli glicemici sono piuttosto frequenti. La prospettiva offerta dal nuovo farmaco ha dunque un duplice vantaggio: quello di ridurre le iniezioni dell'ormone e di garantire una gestione più equilibrata della malattia nel tempo.







