Durante la pandemia le diagnosi di diabete di tipo 2 in età giovanile sono quasi raddoppiate. E non solo: anche la gestione dei pazienti è risultata più complessa. Prima della pandemia di Covid-19 un maggior numero di pazienti con diabete di tipo 2 di nuova insorgenza, infatti, è stato diagnosticato e gestito ambulatorialmente; durante l'anno della pandemia, invece, si è verificata un'inversione di tendenza, con un maggior numero di pazienti ospedalizzati. A rivelarlo è uno studio americano, recentemente pubblicato sulla rivista The Journal of Pediatrics che ha cercato di indagare le motivazioni legate a questo aumento considerevole di casi di diabete di tipo 2 tra bambini e adolescenti durante la pandemia.
LO STUDIO
Nello studio sono state valutate le cartelle cliniche di 3.113 giovani. I nuovi casi di diabete giovanile di tipo 2 sono aumentati del 77,2% nell'anno della pandemia rispetto alla media dei due anni precedenti. Si parla di 1.463 nuove diagnosi durante il periodo pandemico, tra marzo 2020 e febbraio 2021, di 886 nel 2019 e 765 nel 2018. I nuovi pazienti diabetici, durante la pandemia, hanno presentato maggiori complicanze rispetto agli anni precedenti. Il 21% dei giovani, infatti, ha presentato uno scompenso metabolico alla diagnosi di diabete di tipo 2 durante il primo anno della pandemia, rispetto al 9% degli anni precedenti. Bisogna considerare che, al di là della pandemia, l'incidenza di diabete di tipo 2 insorto in età giovanile era già in costante aumento in tutto il mondo: la prevalenza è quasi raddoppiata tra il 2001 e il 2017. Tuttavia, nel periodo pandemico l’aumento delle diagnosi è stato molto più considerevole rispetto agli anni precedenti. Quali sono le motivazioni in grado di spiegare questo andamento?







