Intorno ai vaccini pediatrici circolano molti dubbi e legittime preoccupazioni. Non è sempre facile distinguere fra informazione e credenze infondate, spesso spinte da emotività più che da evidenze medico-scientifiche.
Rispondiamo ad alcune delle domande più comuni con l’aiuto di Alberto Giovanni Ugazio, presidente della Commissione Vaccini della Società Italiana di Pediatria e direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica del Bambino Gesu di Roma.
1) E’ vero che i bambini NON vaccinati sono più sani e si ammalano di meno?
Non è vero che i bambini vaccinati si ammalano di più. Se parliamo delle banali infezioni ricorrenti della prima età della vita (tonsilliti, otiti o altro), quando si inizia a socializzare al nido o alla scuola materna, non ci sono differenze fra bambini vaccinati e non.
Sono infezioni per il 97% legate a virus non contenuti nei comuni vaccini dell’infanzia, malattie che fanno parte della storia naturale di tutti noi quando, crescendo, impariamo a conoscere i patogeni che ci circondano. I vaccini non riducono il rischio di questo tipo di malanni. Ma certamente non indeboliscono il sistema immunitario.
2) I vaccini hanno un effetto deleterio sul sistema immunitario dei più piccoli? Specie alcune formulazioni, come l'esavalente, possono essere pericolose?
E’ una follia declinata in moltissime forme. Si dice che sono troppi, senza considerare che il nostro sistema immunitario – anche quello di un bambino! – è in grado di riconoscere 10¹² antigeni allo stesso tempo. Significa mille miliardi. I vaccini che utilizziamo oggi hanno un numero di microorganismi che impegnano una minima parte di questa “memoria immunitaria”.
Ad esempio, il vaccino per la pertosse una volta era composto di cellule batteriche intere e conteneva alcune migliaia di antigeni; attualmente si contano sulle dita di una mano. Anche considerando l’intero vaccino esavalente, parliamo comunque di un impatto centinaia o migliaia di volte inferiore a quello di un comune streptococco che provoca tonsillite o di un Escherichia Coli che provoca diarrea.







