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Richichi Cristina

NOTE BIOGRAFICHE

• Nata a Milano nel 1974
• Laureata in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Milano
• PhD in Neurofarmacologia all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano

L’immunità nelle metastasi cerebrali da tumore al seno (leggi qui l'intervista)

2017

Effetti dell’inibizione di LSD1 nelle cellule staminali di glioblastoma

 

Il glioblastoma multiforme è il tumore cerebrale associato al maggior tasso di mortalità. L’attuale terapia consiste nella resezione chirurgica, seguita da radioterapia e chemioterapia con temozolomide. L’eterogeneità del tumore rappresenta una delle cause del fallimento delle terapie in uso: questi tumori sono costituiti da diversi tipi cellulari, tra cui cellule con caratteristiche simili alle cellule staminali e in grado di propagare il tumore chiamate “Cellule Inizianti il Tumore”.

Questo studio è volto all’identificazione di nuove molecole di sintesi da utilizzare per la terapia antitumorale in grado di inibire LSD1, una proteina altamente espressa in differenti tipi di tumore. Il fine è quello di identificare molecole in grado di essere efficaci anche sulle cellule staminali che normalmente non rispondono ai chemioterapici, e che abbiano caratteristiche farmacologiche migliori rispetto ai trattamenti attualmente in uso in clinica.

Per far ciò, il progetto partirà dal caratterizzare l’espressione di LSD1 nel glioblastoma, verificando una possibile correlazione tra l’espressione della proteina e la sopravvivenza dei pazienti. Si andrà poi a studiare la funzione biologica di LSD1 nelle cellule inizianti il tumore di glioblastoma, determinando la capacità dell’inibitore di LSD1 di bloccare la comparsa del tumore o di rallentarne la crescita. Verrà analizzato il genoma dei glioblastomi per identificare i mediatori molecolari coinvolti nella attività biologica di LSD1. Infine si valuterà il potenziale effetto terapeutico dell’associazione dell’inibitore di LSD1 con la temozolomide.

 

DOVE SVILUPPERA' IL PROGETTO:

Istituto Europeo di Oncologia, Milano 

Area

Oncologia

2016

Ruolo della proteina PD-1 nelle metastasi cerebrali da tumore alla mammella 

Le pazienti affetti da metastasi cerebrali derivanti da carcinoma alla mammella hanno a loro disposizione poche opzioni terapeutiche e purtroppo presentano tassi di mortalità molto elevati. Recentemente è stata documentata in diversi tipi di tumore l’esistenza di una stretta connessione tra l’attività immunitaria, la risposta al trattamento e l’esito della malattia. Dati recenti mostrano che anche le metastasi cerebrali presentano elevate concentrazioni di linfociti infiltranti nel tumore e quindi rappresentano un ambiente immunologicalmente attivo. I tumori cerebrali primari e secondari spesso mostrano alti livelli del fattore immunosoppressivo PD-L1. Nei tumori la via di segnalazione della proteina PD-1 è necessaria per spegnere l’attività delle cellule T e per diffondere e mantenere il tumore, evadendo la sorveglianza del sistema immunitario. Attraverso approcci diversi, tra cui un “profilo immunitario” delle metastasi cerebrali, il progetto mira a valutare il numero di linfociti e i livelli della proteina PD-1 nel tumore, per poter studiare l’eventuale correlazione di questi due parametri con la metastatizzazione. In questo modo metastasi cerebrali biologicamente diverse in termini sia di infiltrato linfocitario che di espressione di PD-L1 potranno essere trattate per via sistemica con farmaci inibitori della via di segnalazione di PD-1/ PD-L1.

DOVE SVILUPPERÀ IL PROGETTO

Istituto Europeo di Oncologia di Milano

Area

Oncologia

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