Falcinelli Emanuela

NOTE BIOGRAFICHE

  • Nata a Foligno (PG) nel 1975
  • Laureata in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Perugia
  • PhD in Patologia e fisiopatologia cellulare all’Università degli Studi di Perugia

2019

Obesità e diabete nell’incremento di eventi cardiovascolari

Il diabete e l’obesità sono tra i maggiori fattori di rischio cardiovascolare nelle popolazioni occidentali e sono associati a un aumento della mortalità. A causa delle profonde conseguenze mediche, funzionali e socioeconomiche del diabete e delle malattie associate all'obesità, è importante indagare sulla patogenesi di queste sindromi e sulla loro interazione per migliorare la valutazione del rischio cardiovascolare e la personalizzazione delle strategie di intervento. Numerose sono le evidenze che collegano l’eccesso della reattività delle piastrine (elementi del sangue fondamentali per la coagulazione) con il rischio cardiovascolare in molte condizioni cliniche. Scopo di questo progetto di ricerca sarà la valutazione sistematica di parametri che indichino l’attivazione delle piastrine in una popolazione di soggetti diabetici e obesi. Si cercherà inoltre di stabilire l'efficacia della chirurgia bariatrica (interventi di riduzione o bypass di stomaco e intestino) sull’incidenza delle malattie legate all'obesità (diabete in particolare) e sullo stato di aggregazione piastrinica.

DOVE SVILUPPERÀ IL PROGETTO:

Università degli Studi di Perugia

2018

Rischio cardiovascolare nelle patologie infiammatorie croniche

Un lieve e permanente stato infiammatorio è stato associato al rischio cardiovascolare in diverse patologie croniche, tra cui l'immunodeficienza umana (Hiv) e l'artrite reumatoide. L'infiammazione cronica genera problematiche nella parete interna dei vasi sanguigni, che compromettono la loro elasticità e la fluidità del sangue, aumentando il rischio di aterosclerosi, la formazione delle placche, la trombosi e infine l'infarto del miocardio. L'infiammazione è stata anche implicata nello sviluppo di alcune forme comuni di demenza e un danno neuropsicologico è stato associato anche all'artrite reumatoide e all’Hiv.

Scopo del progetto sarà la valutazione sistematica del deterioramento cognitivo e dell'invecchiamento cardiovascolare precoci associati a diversi parametri di infiammazione in una popolazione di soggetti positivi ad Hiv confrontata con pazienti con artrite reumatoide, confrontandoli con soggetti sani di pari età e con soggetti anziani. Complessivamente verranno indagate le manifestazioni cognitive e funzionali dell'invecchiamento precoce nelle popolazioni in esame, e chiariti i meccanismi comuni associati a stati infiammatori cronici.

Ciò potrà portare all'identificazione di nuovi bersagli terapeutici potenzialmente utilizzabili in futuro per studi epidemiologici e d’intervento, con un potenziale grande impatto per questi pazienti. Lo scopo dello studio è valutare l’effetto di uno stato infiammatorio sistemico in soggetti con patologie croniche e in soggetti anziani sul deterioramento cognitivo e cardiovascolare precoce.  

2017

Effetto dell’aspirina sulle complicanze cardiovascolari nel trattamento contro l’HIV

L’introduzione di una terapia per il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) basata sull’uso combinato di farmaci antiretrovirali, la Highly Active Antiretroviral Therapy (HAART), ha migliorato notevolmente la prognosi dei pazienti, ma è purtroppo associata ad un aumentato rischio di complicanze cardiovascolari, in particolare in pazienti trattati con l' “Abacavir” (ABC), un inibitore dell’enzima che permette la replicazione virale. Il meccanismo attraverso cui l’ABC aumenta il rischio cardiovascolare è ancora da chiarire, ma studi preliminari suggeriscono che l’iperreattività piastrinica, un difetto funzionale che porta ad una maggiore formazione di coaguli, potrebbe esserne la chiave. In tal caso, la sovra-attività delle piastrine potrebbe rappresentare un potenziale bersaglio farmacologico per la prevenzione ed il trattamento delle complicanze cardiovascolari in questo tipo di pazienti. Scopo del presente studio è quindi verificare se il trattamento con basse dosi di aspirina, il più diffuso farmaco antiaggregante piastrinico, possa attenuare l'attivazione e l’iperreattività delle piastrine in soggetti con infezione da HIV e in terapia antiretrovirale con ABC. Lo studio dell’impatto dell’aspirina sull’attivazione piastrinica potrebbe inoltre essere di beneficio nella prevenzione delle patologie associate all’infezione da HIV, soprattutto quelle legate alla progressione dell’aterosclerosi, e fornire importanti informazioni per il futuro sviluppo di protocolli sperimentali clinici dedicati allo studio della profilassi anti-piastrinica in questa categoria di pazienti.

DOVE SVILUPPERÀ IL PROGETTO

Università degli Studi di Perugia